Working Roma contro la xenofobia: il manifesto per l’integrazione dei rom

La lotta alla xenofobia deve passare, necessariamente, attraverso la cultura: conoscenza, scambio, rispetto reciproco di diritti e doveri, istruzione e formazione. Senza queste basi il cammino per l’integrazione di stranieri e nomadi sarà lungo e difficile. È questa una delle conclusioni a cui è arrivato Working Roma – Stop alle discriminazioni dei Rom in Europa, progetto internazionale a cui ha partecipato anche l’Italia con Anci Sardegna. I risultati di 24 mesi di lavoro saranno presentati a Cagliari, nella sala consiliare di via Roma, martedì e mercoledì con un doppio incontro a cui prenderanno parte istituzioni, operatori, volontari e rappresentanti degli stati partner del progetto. Ci saranno anche la Fondazione Anna Ruggiu che da anni si occupa di istruzione dei giovani rom, e poi le altre realtà che lavorano nel territorio Caritas e Migrantes.

Working Roma, il programma delle due giornate a Cagliari

Working Roma è stato finanziato con risorse dell’Unione Europea, Asse Giustizia, ed è stato pensato per prevenire razzismo e xenofobia. A partire dal lavoro, luogo dove più facilmente si vedono gli effetti della paura e dei pregiudizi: “Uno dei momenti del progetto è stata la creazione di incontri tra gli operatori sociali, del terzo settore e dell’imprenditoria e i cittadini rom – spiega Daniela Sitzia, vice direttrice di Anci Sardegna e responsabile del progetto. – È emerso che la discriminazione è profondamente legata alla mancanza di lavoro da parte dei cittadini rom, e a sua volta la mancata occupazione è collegata ai problemi di integrazione. È importante, dunque, muoversi su più fronti, e il punto di partenza non può che essere l’approccio culturale”.

I numeri dei Rom in Sardegna. Il progetto Working Roma ha previsto anche un censimento dei rom, sinti e nomadi presenti in 13 Comuni isolani: attualmente sono circa 1.400, vivono in campi autorizzati o abusivi. Molti di loro sono nati in Italia da tre, quattro o cinque generazioni e sono cittadini italiani a tutti gli effetti, altri hanno invece il permesso di soggiorno. “I campi in cui abitano sono piccoli – sottolinea Sitzia – realtà a misura d’uomo, con numeri ben lontani rispetto alle grandi concentrazioni di Roma o Milano. A Cagliari sono circa 270, dopo lo sgombero del campo a ridosso della 554 vivono in alloggi o piccoli campi abusivi, a Olbia sono 216, a Villasor una trentina, a Selargius e Monserrato un centinaio, a San Nicolò D’Arcidano sono 82. Ovunque sono organizzati in gruppi-famiglie composti da una decina di persone”. In percentuale, mentre in Italia si calcolano 2 rom per 100 italiani, nell’Isola il numero rispetto al totale dei Sardi è ancora più basso: appena lo 0,08 per cento, neanche uno ogni mille cittadini.

Lavoro e scuola. Tra le altre informazioni inviate dai Comuni sardi coinvolti nel progetto si apprende che gli uomini sono impegnati soprattutto nella raccolta di ferro e metalli, nella compravendita di auto usate o nel commercio ambulante, le donne sono occupate nella casa o vanno per strada a chiedere l’elemosina. Un dato preoccupante degli ultimi anni è che, mentre le ragazze studiano spesso fino al diploma, i ragazzi frequentano la scuola fino ai 14 anni e poi si ritirano: “Purtroppo se non favoriamo l’istruzione e la formazione l’integrazione sarà sempre più difficile – continua la vice direttrice di Anci – il rispetto delle regole è fondamentale, non possiamo permettere che un ragazzino abbandoni la scuola senza intervenire”.

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Il risultato finale di Working Roma è un manifesto da cui nascerà un codice etico per combattere il razzismo e favorire l’inclusione socio-lavorativa dei Rom in Europa: si sono impegnati a firmarlo i nove stati che hanno partecipato al progetto, oltre all’Italia Spagna, Slovenia, Portogallo, Romania, Malta, Regno Unito, Grecia e Bulgaria.

L’obiettivo, ambizioso e non facile, è quello di superare la condizione di marginalità di un popolo perseguitato e vittima di pregiudizi da secoli. Anche la Sardegna ha conosciuto direttamente la triste storia del Porrajimos, la deportazione dei rom durante il regime fascista, considerati “spie” da Mussolini (qui l’articolo “Dall’Istria a Perdas e Lula: il confino fascista delle ‘spie’ rom in Sardegna” di Monia Melis).

La conclusione dei 24 mesi di lavoro di Working Roma, i cui dati saranno presentati martedì e mercoledì nella sala del Comune di Cagliari in via Roma 145 dalle 9,30, è però un punto di partenza: il cammino per l’integrazione è un lavoro complesso che coinvolgerà la società intera a livello culturale e non solo gli amministratori. Nel frattempo gli stati europei e l’Italia dovranno impegnarsi a chiudere entro il 2020 i campi rom, secondo le raccomandazioni del Consiglio Europeo che prevedono anche procedure di infrazione per chi non rispetta le regole.

(Nelle foto di Anna Marceddu, ragazzi rom a Cagliari)

Francesca Mulas

 

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