Covid-19, stop a ristoranti e palestre: manifestazioni di protesta a Cagliari

Bar e ristoranti chiusi alle 18, palestre con le serrande totalmente abbassate per un mese. Le misure per frenare la seconda ondata di contagio da coronavirus inserite nell’ultimo Dpcm del premier Giuseppe Conte colpiscono anche chi gestisce queste attività in Sardegna.

Oggi a Cagliari sono state organizzate due pacifiche manifestazioni di protesta: alla prima, voluta da Fipe-Confcommercio, in piazza del Carmine partecipano circa 200 ristoratori che hanno apparecchiato per terra con tanto di tovaglie, calici e posate per far partire un messaggio anche dalla Sardegna: “Siamo a terra”. Subito c’è stato un momento commovente con il saluto e l’applauso per ricordare Carlo Livinio, il titolare del bar cagliaritano Lima Lima, prima vittima del Covid in Sardegna. “Siamo di fronte a una ‘febbre’ anche economica – ha detto Alberto Bertolotti, presidente di Confcommercio Sud Sardegna – oggi non ce la facciamo più. Se anche la chiusura sarà spostata alle 23, secondo le indiscrezioni che arrivano sulla prossima ordinanza regionale, il problema rimarrà”.

Solo a Cagliari oggi si contano 1402 locali, di cui 871 ristoranti e 499 bar, il resto sono catering e mense. “Abbiamo chiesto – ha incalzato Bertolotti – di eliminare subito l’Irap, odiosissima imposta. E di declinare in salsa sarda i provvedimenti del governo si contributi a fondo perduto per i ristoratori”. il sindaco Truzzu ha sottolineato il valore della manifestazione: “La città – ha detto – vi è vicina: siete una parte importante della nostra comunità. Vedere dopo le 18 una città spettrale è una ferita aperta”.  [Prosegue sotto la galleria fotografica di Francesco Nonnoi e Monica Marongiu]

“Dopo il lockdown – spiega lo chef Luigi Pomata – ho dovuto dimezzare posti a sedere (ne ho tolto 44), posti di lavoro (da 40 a 19) e dimezzato gli incassi. Non chiediamo elemosina, ma almeno non fateci pagare le tasse. I ristoranti sono sicuri”. Anche uno sguardo d’insieme: “Con la chiusura pagano il conto anche tanti altri: dai tassisti ai negozi di abbigliamento, chi ha più voglia di comprarsi qualcosa se non può uscire?”, conclude.

La seconda protesta è in via Roma davanti al palazzo del Consiglio regionale. In strada tante persone che lavorano in palestre e centri fitness. “Rivendichiamo il nostro diritto al lavoro perché ci sentiamo presi di mira – ha commentato Matteo Cois, portavoce delle associazioni e degli atleti che oggi manifestano contro il decreto del governo e gestore di un centro danza a Quartu – da marzo a oggi le perdite sono state molto di più degli indennizzi arrivati”.

La categoria è una di quelle che più ha lavorato per seguire alla lettera i protocolli di sicurezza, che più ha investito in sanificazioni e per mettersi a norma: “I centri sportivi sono come delle bomboniere, tale è la cura e il rispetto delle regole”. Ieri, ha aggiunto Cois, “il ministro ha parlato di nuovi rimborsi, ma a noi non servono gli 800 euro perché c’è chi gestisce gli impianti sportivi che con questa cifra non ci fanno nulla: serve un calcolo esatto delle perdite e va comparato con l’indennizzo che arriva”. D’altra parte, “una struttura di cento metri quadri non può essere paragonata a una polisportiva di mille”. Inoltre, “le perdite reali sono anche quelle degli allievi: chiudere significa perdere l’anno accademico, oltretutto e ci verranno chieste le quote indietro”. [Prosegue sotto la galleria fotografica]

Insomma, “abbiamo faticato per riconquistare gli iscritti dopo la prima chiusura, e adesso ci ritroviamo a interrompere l’attività, rischiando di perdere un altro anno di lavoro mandando sul lastrico intere famiglie che hanno fatto dello sport il loro mestiere.  Assieme a loro anche una delegazione degli agenti di viaggio della Cisav, una categoria fortemente colpita dalla pandemia: “Fatturato 2020 ridotto del 90% però pretendete le tasse” questa la scritta che compare in uno striscione.

 

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