Ricci di mare, moratoria sulla pesca: raccolte più di 7mila firme nell’Isola

Sono 7.089 le firme raccolte per chiedere una moratoria di tre anni della pesca dei ricci di mare, monitoraggi marini e provvedimenti di sostegno ai pescatori temporaneamente impossibilitati alla pesca. La petizione popolare, promossa dal Gruppo d’intervento giuridico e indirizzata ai ministri alle Risorse agricole e all’Ambiente e all’assessore regionale all’Agricoltura, ha l’obiettivo di scongiurare la scomparsa dei ricci dai mari sardi e di avviare un piano di salvaguardia di medio-lungo periodo.

La specie è in via di rapida rarefazione, in particolare nei mari dell’Isola a causa del prelievo a fini gastronomici. Tanto che sempre più ristoratori li escludono dai propri menù. Il prelievo abusivo imperversa e sono frequenti i sequestri da parte delle forze dell’ordine. “La situazione è davvero grave – scrive in una nota l’associazione ecologista – e necessita forti misure di salvaguardia, quantomeno la sospensione della raccolta dei ricci per almeno tre anni”.

A questo proposito, il Grig cita il rapporto dell’agenzia Agris dell’ottobre di quest’anno che evidenzia dei dati drammatici. Il primo: la pesca dei ricci da un livello “stagionale” e marginale degli anni Ottanta del secolo scorso (Alghero, Cagliari) ha assunto sempre più caratteristiche “industriali”: “Nella tradizione del consumo dei ricci non esisteva l’uso delle gonadi di riccio conservate per la preparazione di pietanze che invece attualmente rappresentano la principale forma di vendita ed inoltre la stagione di raccolta e relativo consumo fresco avveniva esclusivamente nella stagione invernale”.

A questo va aggiunto il fatto che negli anni la percentuale dei ricci sotto taglia – cioè con un diametro della teca inferiore ai 50 centimetri – sia circa la metà dello sbarcato. Anche nelle aree marine protette (Tavolara, Sinis e Capo Caccia) la specie è in via di rapida rarefazione, mentre all’Asinara, dove la pesca è rigorosamente vietata, la popolazione è in lieve crescita. “Il depauperamento eccessivo – si legge nel rapporto – porterebbe sicuramente all’impossibilità per i popolamenti di resistere all’impatto umano e dunque precluderebbe la loro resilienza con conseguenze sia per gli ecosistemi litorali sia per i pescatori di ricci che vedrebbero venir meno la loro fonte di reddito”.

“E davanti a questi dati impietosi, la Regione che fa?”, chiede il Grig. “L’assessora Gabriella Murgia ha autorizzato la raccolta di 2mila ricci al giorno per ogni pescatore professionista fino al 15 aprile 2020, incurante delle richieste di moratoria provenienti da più parti, fra cui le amministrazioni comunali di Sant’Antioco, Calasetta, Portoscuso. Eppure riconosce che le popolazioni del riccio di mare presenti nei mari della Sardegna sono in “forte sofferenza … così come emerge dalle evidenze scientifiche”.

“Ai soli 182 pescatori professionali subacquei (dati 2018) sarebbe, quindi, consentito raccogliere ben 364.000 ricci al giorno – sottolinea il Grig -, cioè 2.184.000 ricci alla settimana, più di 8.730.000 al mese, quasi 50 milioni nell’intera stagione di pesca”. In seguito l’assessora ha emanato un provvedimento correttivo, con il divieto di pesca a chi non è pescatore professionista. Alcuni Comuni hanno cercato di limitare i danni: Carloforte ha stabilito la possibilità di raccogliere 100 ricci al giorno (50 per i pescatori non professionisti) fra il 15 dicembre 2019 e il 15 marzo 2020, analogamente ha fatto il Comune di San Vero Milis. “Adesso più di settemila cittadini hanno chiesto la moratoria – conclude il Grig -. I ricci rischiano di sparire dai nostri mari. Non si può più eludere il problema”.

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