I pompieri sardi a Rigopiano: “Stavamo zitti per sentire le voci sotto la neve”

“Non dimenticherò mai quelle immagini e quei momenti. Sembrava di essere in un sogno. Tutta l’area era avvolta dalla nebbia, cadeva neve dai fiocchi minuscoli, il terreno era una sola, immensa distesa bianca con qualche macchia grigia, sembrava irreale”. Così Sauro Mazzanti ricorda l’arrivo della squadra dei vigili del fuoco della Direzione regionale della Sardegna a Rigopiano, nel comune di Farindola, in Abruzzo , poche ore dopo che la slavina aveva sotterrato l’hotel e tutte le persone che si trovavano dentro.

Era il 18 gennaio del 2017, un anno fa, ma per Mazzanti come per gli altri vigili del fuoco partiti dall’isola, Giuseppe Melis, Gianfranco Macis, Lucio Mallus e Roberto Deiana, per il tecnico del Crs4, Matteo Vocale e per Marco Massa e Salvatore Saba, di Huawei, quelle immagini sono un ricordo indelebile. A un anno esatto dalla tragedia che è costata la vita a 29 persone, Sardinia Post ha incontrato uno dei tanti soccorritori arrivati a Rigopiano.

La squadra dei vigili del fuoco sardi (cinque pompieri e tre tecnici) aveva un compito ben preciso: quello di utilizzare una tecnologia ancora in fase di sperimentazione per cercare i superstiti. “Da ottobre del 2016 la Direzione regionale Sardegna dei vigili del fuoco stava lavorando a un progetto con il Crs4 di Pula da utilizzare per facilitare i soccorsi – racconta Mazzanti – il sistema portatile ‘Rapid e-Lte emergency solution‘, una tecnologia che in assenza di telecomunicazioni permette di rimanere in stretto contatto con i soccorritori, consente di seguire le squadre che entrano nelle macerie, osservare quello che fanno e fornire loro indicazioni utili. Una tecnologia che avevamo mostrato anche ai dirigenti generali a Roma”.

A mezzanotte la chiamata con la richiesta di intervento. “Ci hanno detto che dovevamo partire subito per Rigopiano portando l’apparecchiatura che stavamo sperimentando con il Joint Innovation Center. Con noi anche il tecnico del Crs4 e gli operatori dell’azienda che lavorava con loro a Pula – spiega Mazzanti -, che ci hanno aiutato a utilizzare al meglio l’attrezzatura”. Un volo in aereo da Elmas a Pescara e poi l’arrivo in elicottero nel luogo della tragedia.

“Anche il viaggio è stato difficile – racconta Mazzanti – la visibilità era scarsissima, c’era il rischio di dover raggiungere lo scenario in auto, ma ci avremmo impiegato tantissime ore. Ma alla fine l’elicottero ci ha portato a destinazione. Arrivati a Rigopiano sembrava tutto irreale: nebbia, neve, distesa bianca, tanto silenzio. Nonostante la nostra esperienza, nessuno di noi aveva mai visto nulla del genere, nessuno si era confrontato con questo tipo di emergenza. Sentivamo solo il suono delle pale meccaniche e delle mani dei tantissimi soccorritori che scavavano nel tentativo di raggiungere le macerie e i dispersi. C’erano almeno quattro metri di neve da spostare per arrivare a quello che restava dell’hotel. Si alternavano momenti in cui si sentiva scavare ad altri in cui tutti rimanevamo immobili in silenzio ad ascoltare, nella speranza di sentire le voci dei dispersi che chiedevano aiuto da sotto la neve”.

I vigili del fuoco sardi – (dall’isola partirono anche  due tecnici di elisoccorso e quattro tecnici di Soccorso alpino), come tutti i colleghi arrivati dalle altre regioni d’Italia, come gli uomini della Protezione civile, il Soccorso alpino, i carabinieri, la polizia, la Guardia di finanza, la Forestale e i volontari non si sono mai fermati: hanno sempre mantenuto viva la speranza di trovare qualcuno ancora vivo. Lo dice con orgoglio lo stesso Mazzanti: “È nella nostra indole, nel Dna dei pompieri: quando interveniamo per un soccorso non ci fermiamo fino a quando anche l’ultima persona non è stata trovata, abbiamo sempre la speranza di poterla salvare. Abbiamo lavorato 40 ore di fila senza mai fermarci: eravamo concentrati, non ci siamo nemmeno resi conto del trascorrere del tempo. Sembravamo una grande famiglia, tutti uniti con uno scopo comune, pronti a incitare l’amico o il collega stanco”. Una fatica massacrante ripagata.

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“Quando abbiamo estratto dalla neve i bambini è stata un’emozione grandissima – dice Mazzanti – una scarica di adrenalina indescrivibile che ci ha spinti ad andare avanti con ancora più impegno. Purtroppo abbiamo recuperato anche alcuni cadaveri”. Di quei momenti sconfortanti il vigile del fuoco non riesce a dimenticare un’immagine in particolare. “Scavando abbiamo trovato i corpi di un uomo e una donna – racconta – erano abbracciati, uno stretto all’altra. Quel ricordo è ancora fisso nella mente di tutti noi, a volte ne parliamo. Io non l’ho raccontato nemmeno alla mia famiglia. Noi cerchiamo di ricordare e di raccontare ai nostri familiari solo i momenti positivi, parliamo di chi abbiamo salvato. Da questi episodi dobbiamo partire per affrontare ogni intervento: è il nostro traguardo ed è lo stimolo per proseguire con la stessa energia”.

Proprio in questi giorni la tragedia è stata ricordata da giornali e televisioni. “Ho sentito mia figlia dire agli amici: mio padre era con tutti quai soccorritori. Mi hanno anche invitato a scuola per raccontare la nostra esperienza”. Dopo Rigopiano i vigili del fuoco della Direzione regionale della Sardegna continuano a lavorare sui progetti con il Crs4 e su altri come “Dedalo” usato anche a Rigopiano il 18 gennaio dello scorso anno.

“È una nostra invenzione – dice Mazzanti – è uno strumento che permette di individuare la posizione dei telefoni cellulari, anche quelli che si trovano sotto metri di terra, roccia o neve. Lo stiamo continuando a testare e stiamo facendo lo stesso con il sistema portatile Rapid e-Lte emergency solution usato a Rigopiano. Inoltre dopo quell’esperienza anche qui ci stiamo attrezzando al meglio per fronteggiare i fenomeni legati alla neve. Abbiamo predisposto una colonna mobile per l’emergenza neve, abbiamo migliorato le nostre dotazioni individuali anche per poter camminare sul ghiaccio: ricorda ancora il freddo ai piedi e le cadute ogni volta che ci spostavamo a Rigopiano. Pochi giorni fa quando, una slavina si è abbattuta contro una palazzina al Sestriere con i colleghi partiti con me il 18 gennaio del 2017 ci siamo guardati negli occhi e abbiamo detto: teniamo i telefoni a portata di mano, ma per fortuna nessuno ci ha chiamati”.

Manuel Scordo

(Foto Ansa)

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