Miracolo a Sarroch: Petrolchimico invisibile per Servizio tutela paesaggio

Chissà quali oscuri sortilegi si sono abbattuti sulla Statale 195 nel maggio dello scorso anno, quando pare che pochi chilometri prima di Sarroch sia scomparso nel nulla il Petrolchimico Eni. Non si spiega altrimenti il nullaosta rilasciato dal Servizio tutela paesaggistica della Regione, che senza colpo ferire ha liquidato in poche righe la pratica di condono edilizio avviata appena trent’anni prima dal colosso petrolifero: “Danni? Nessuno. Intonacate e tinteggiate gli uffici, montate le finestre e se proprio vi avanza del tempo, piantate due alberi. Da par nostro, il nullaosta paesaggistico è cosa fatta”. Strano, visto che le norme sono chiare ma al contempo difficilmente conciliabili con quanto esposto dagli uffici regionali.

Un petrolchimico in spiaggia. Ma il danno non c’è

Quel che fa specie, nel caso in questione, è l’assenza di danni al paesaggio certificata dagli uffici regionali. D’altronde, si parla pur sempre di un petrolchimico. E incredibilmente – caso più unico che raro nell’italica giungla delle norme regionali e nazionali – le direttive da applicare per stabilire l’eventuale danno paesaggistico sono chiarissime. “L’intervento abusivamente compiuto arreca danno al paesaggio quando è in contrasto con particolari prescrizioni sul vincolo (ad esempio, come in questo caso, la costruzione entro i 300 metri dalla battigia, ndr)”, dicono le norme alla voce “Criteri per la determinazione del danno paesistico”. E aggiungono pure che il danno c’è quando l’opera abusiva “comporta un impatto visivo tale da alterare irrimediabilmente visuali pubbliche o il contesto ambientale interessato”. Ora, anche ad esser parecchio sbadati, un petrolchimico in riva al mare un pochino lo si nota. Eppure, l’uffico Tutela paesaggistica scrive che “esaminata la documentazione, non si ritiene che gli interventi nel loro complesso abbiano arrecato pregiudizio ai valori paesaggistici tutelati dal vincolo”. Sarebbe stato interessante conoscere anche il parere della Sovrintendenza ai beni paesaggistici, che per legge deve esprimere un parere vincolante. Peccato che nessuno abbia interpellato gli uffici di via Battisti.

L’abuso col megasconto: le casse dell’Eni festeggiano, quelle della Regione un po’ meno

La posizione conciliante assunta dagli uffici regionali è cruciale. Soprattutto per le casse del Cane a sei zampe. Visto che la Tutela paesaggistica non ha riscontrato alcun danno, la sanzione viene irrogata in base al profitto generato dall’opera abusiva. Ma cosa sarebbe successo se la Regione avesse riscontrato il danno? Anche in questo caso, per il calcolo della sanzione vengono in soccorso le chiarissime norme emanate dalla giunta regionale nel 2010. Per farla breve: ammessa e non concessa la sanabilità dell’impianto – e su questo punto non ci sono certezze – l’Eni avrebbe dovuto sborsare milioni e milioni di euro a favore delle casse regionali. Ma se il danno non c’è, i calcoli si fanno secondo altri parametri, molto meno esosi, e così sanare un petrolchimico in riva al mare, in Sardegna costa appena 270mila euro.

Gli edifici fantasma

Sarà di certo un mero errore tecnico, ma dal carteggio tra Eni e Regione emerge anche un episodio curioso. Nel preannunciare ai vertici del colosso il positivo esito dell’istruttoria, il dirigente del Servizio tutela paesaggistica Alessandro Pusceddu coglie l’occasione per “segnalare la necessità di chiarimenti in merito alla legittimità degli edifici e strutture esistenti nelle isole 13, 18 e 18A, visibili nella foto aerea e non indicati nell’elaborato grafico denominato ‘Planimetria generale di stabilimento'”. Spariti anche quelli.

Pablo Sole

sole@sardiniapost.it

 

 

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