“Mio fratello Gianfranco è morto nel centro Aias. Voglio sapere come”

Una denuncia agghiacciante che getta una luce se possibile ancora più sinistra sulla gestione del Centro Aias di Decimomannu. E svela un quadro di segnalazioni non raccolte, di omissioni, di sfruttamento dei malati. L’ha lanciata ieri sera nel corso della puntata di “Chi l’ha visto” su Rai 3, Maurizio Onnis, di Samassi, fratello di Gianfranco, morto in ospedale nell’ottobre del 2013 dopo aver trascorso nel centro Aias gli ultimi vent’anni della sua vita.

Un racconto drammatico quello che Maurizio Onnis, emigrato in Svizzera da anni, ha fatto a Federica Sciarelli. Un racconto corredato da immagini terribili. Non solo quelle del viso e del corpo del fratello, che mostrano segni evidenti di percosse, ma anche di un altro malato, letteralmente “impacchettato” col nastro adesivo da pacchi, utilizzato come mezzo di contenzione.

Maurizio Onnis
Maurizio Onnis

Una storia che comincia quando il padre viene privato della tutela di Gianfranco, affetto da un grave ritardo mentale per essere stato colpito dalla meningite quando aveva sette mesi. L’uomo, ha raccontato Maurizio, non riuscì a capacitarsi di quella decisione (assunta a quanto pare perché non aveva pagato delle quote) e morì due giorni dopo l’intervento dei carabinieri. La tutela fu affidata all‘assessore ai Servizi sociali del comune di Samassi.

Da quel momento in poi è Maurizio a occuparsi del fratello per conto della famiglia. La madre non è nelle condizioni di farlo. Terrorizzata dall’idea (“La minacciavano”) che Gianfranco fosse rispedito a casa. Mentre, contemporaneamente, le richieste di Maurizio di averlo in affidamento per portarlo in un istituto specializzato che aveva individuato in Piemonte venivano respinte.

Straziante il racconto che Maurizio Onnis ha fatto degli incontri con Gianfranco. Il quale lo pregava di riportarlo a casa e gli confidava di subire maltrattamenti: “Lo picchiavano – ha detto – lo bruciavano. Aveva segni di bruciatura di sigaretta”. E ha mostrato un’immagine della schiena di Gianfranco scattata nel 2001. Si notano dei lividi che hanno tutto l’aspetto di cinghiate. “Quando lo salutavo e andavo via – ha riferito – stava una settimana a guardare fuori dalla finestra aspettandomi. Per fortuna c’erano anche delle persone buone, che mi raccontavano”.

cinghiate

Un incubo durato quindici anni nel corso dei quali Maurizio Onnis ha presentato una serie di esposti.  Tutti ignorati. Così come le richieste di poter portare fuori il fratello dall’istituto. Perché? Maurizio Onnis non ha dubbi: Gianfranco, che godeva della pensione di invalidità, era “una fonte di denaro“.

A un certo punto addirittura le parti si ribaltano e a finire sotto accusa è Maurizio. Succede quando allega all’ennesimo esposto l’immagine di un altro paziente “impacchettato” col nastro adesivo. I familiari del malato lo denunciano. L’ipotesi di Maurizio Onnis è che siano stati ricattati attraverso la minaccia di rispedirlo a casa, esattamente come accadeva alla madre. “E’ morta disperata – ha sottolineato – è impazzita. A lei dicevano che lo rimandavano a casa. A me non lo davano”.

Ma l’aspetto più inquietante del racconto è stato quello dedicato agli ultimi giorni di Gianfranco. “Ho bisogno di sapere come è morto gli ultimi istanti della sua vita. Aveva bisogno di assistenza giorno e notte. È stato ricoverato all’ultimo momento. È morto da solo. E non me l’hanno detto”.

Forse, è questo il dubbio più volte avanzato da Federica Sciarelli, se le denunce di Maurizio Onnis fossero state ascoltate non saremmo arrivati alla situazione svelata nei giorni scorsi. Ma, soprattutto, questo racconto rivela che la terribile storia del centro Aais è molto più lunga di quanto si credeva. Possibile che sia stata scoperta solo oggi?

 

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