Migranti, la rotta da Annaba al Sulcis. Sbarcati in sei mesi 278 algerini

Ventitré sbarchi diretti, 278 migranti approdati sopratutto nel Sulcis e bloccati immediatamente dalle forze dell’ordine. Sono i numeri degli stranieri arrivati a bordo di barchini in Sardegna dall’inizio dell’anno. Un esercito di disperati che nell’Isola rimane solo poche ore: giusto il tempo di essere identificati, poi vengono imbarcati verso il continente, destinazione Cpr i centri di permanenza e rimpatrio, con in mano il documento emesso dal Questore di Cagliari, di respingimento alla frontiera.

Proprio in questi giorni il vicepremier Luigi Di Maio in una intervista al Corriere della Sera sul tema dei migranti e soprattutto delle ong che effettuano i soccorsi, ha parlato della situazione in Sardegna. “Le ong sono solo parte del problema – ha detto il ministro dello sviluppo economico – in questi giorni ci sono stati altri sbarchi in Sardegna, ma nessuno ne parla”. Gli stranieri che vengono soccorsi nel Mediterraneo dalle ong non sono certamente gli stessi che approdano sulle coste della Sardegna. Lo sanno bene le forze dell’ordine, la polizia, la Guardia di finanza e i carabinieri, impegnati giornalmente nel pattugliare le coste via mare e via terra: non fuggono dalla guerra o dalla dittatura, si tratta di disperati in cerca di fortuna in Italia, sono i cosiddetti ‘migranti economici‘. Tracciare un identikit è facile: sono tutti uomini, giovani o giovanissimi, (solo in pochissime occasioni sono arrivate donne con bambini), spendono quei pochi risparmi che riescono a mettere da parte per recuperare un barchino, sette o dieci metri di lunghezza in legno o vetroresina, con motore fuoribordo e taniche di benzina per percorre le circa cento miglia marina che separano il porto di Annaba, scelto quasi sempre per la partenza, dalle coste del Sulcis, soprattutto Teulada e la spiaggia di Porto Pino nel territorio di Sant’Anna Arresi. A guidarli non è uno scafista, ma un navigatore gps con la rotta da seguire.

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Molto spesso vengono bloccati ancora prima di toccare terra dalle motovedette del Reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza che pattugliano le acque territoriali proprio per monitorare il fenomeno migratorio, più a largo c’è attivo il dispositivo Frontex, con motovedette d’altura ed elicotteri. Ci sono poi le motovedette della Guardia costiera e, sopratutto, i carabinieri e la polizia che pattugliano il territorio. Appena sbarcati i migranti vengono bloccati e portati nel centro di prima accoglienza di Monastir. La polizia avvia tutte le verifiche di sicurezza sull’identità dei migranti – nel caso abbiamo già ricevuto decreti di espulsione negli ultimi tre anni vengono arrestati – poi si cercano i posti nei Cpr della penisola e viene consegnato loro il documento di respingimento del Questore, con obbligo di lasciare l’Italia entro sette giorni. In Sardegna i migranti algerini rimangono pochissimo tempo, con l’aiuto delle associazioni di volontariato, lasciano l’Isola. Il primo sbarco risale al 2006 con un barchino con venti persone a bordo approdato sulla spiaggia di Santa Margherita di Pula, l’ultimo è solo di ieri: nove migranti, sette algerini e due libici, approdati a Porto Pino. Il giorno prima sempre sulla stessa spiaggia erano arrivati altri otto algerini. Un italiano ha anche tentato di rubare il barchino abbandonato in spiaggia, ma è stato bloccato e denunciato per ricettazione dai carabinieri.

Ma.Sc.

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