L’accordo sottobanco Contini-Cellino: ecco la verità di Pierpaolo Gessa

“Era evidente che loro (Massimo Cellino, Mauro Contini e Stefano Lilliu, ndr) volevano fare in modo che i lavori previsti dal PIA andassero a beneficio dello stadio nuovo”. Questo ha raccontato agli inquirenti Pierpaolo Gessa, l’ingegnere del Comune di Quartu finito in carcere nel novembre scorso e ora agli arresti domiciliari. Durante gli interrogatori – così come specificato nell’ordinanza di custodia destinata a Cellino, Contini e Lilliu – il dirigente comunale ha riportato la cronaca di varie telefonate ricevute nel marzo dello scorso anno dall’assessore alle Politiche infrastrutturali del comune di Quartu Stefano Lilliu, quando quest’ultimo era impegnato in riunioni riservate con il presidente del Cagliari Calcio e il sindaco Contini.

Cosa dice Gessa in sostanza? Semplice: conferma l’esistenza di un accordo sottobanco tra Contini e Cellino. L’ingegnere lo specifica chiaramanente nell’interrogatorio del 3 dicembre, quando dice che “c’era un accordo tra il Cagliari Calcio e il sindaco per la ripartizione delle opere e degli oneri differente da quello ufficiale”.

Durante l’interrogatorio insomma, Gessa conferma l’ipotesi accusatoria: fondi pubblici destinati al Piano integrato d’area impiegati per favorire un privato, in questo caso la Ris Grandi impianti di Massimo Cellino. E tutto questo nonostante la convenzione stipulata tra il Comune di Quartu e il Cagliari Calcio prevedesse che dalle casse comunali non dovesse uscire nemmeno un euro.

E invece, riporta il giudice Giampaolo Casula nell’ordinanza di custodia cautelare, “il sindaco e Cellino, con la collaborazione di Lilliu, al fine di agevolare la società sportiva, si accordarono senza formalità per scarica sul Comune gli oneri relativi alla maggior parte possibile delle opere a carico della società sportiva”.

E quindi, non solo la recinzione dello stadio, ma pure una cabina elettrica e un impianto Telecom. Perfino una nuova strada, via Olimpia, nemmeno prevista nel progetto Pia eppure realizzata perché funzionale all’impianto sportivo. Di più: senza la realizzazione della via Olimpia e delle recinzioni prescritte, “il progetto sarebbe risultato carente di un requisito fondamentale – ha detto il vice prefetto vicario di Cagliari Carolina Bellantoni di fronte agli inquirenti – per la gestione dei servizi di polizia e la rispondenza alle norme dei decreti Pisanu”.

“Fui chiamato dall’assessore Lilliu nel mese di marzo 2012 – ha raccontato Gessa durante l’interrogatorio del 5 dicembre scorso – mi disse che era in riunione con Contini e Cellino e mi chiese quali erano le opere del PIA che andavano bene anche al Cagliari Calcio… il sindaco Contini e l’assessore Lilliu erano a conoscenza del fatto che i lavori fatti dentro lo stadio erano fatti con fondi PIA, ciò anche perché erano stati loro stessi, in sostanza, a disporre in quel modo”.

Da qui, secondo gli investigatori, la conferma della premeditazione. Tutto, insomma, era già deciso: non solo il via libera alla convenzione tra Comune e società sportiva, ma anche e soprattutto il progetto di scaricare sui contribuenti, tramite il paravento del Piano integrato d’area, gli oneri derivanti dal nuovo stadio. Soldi che, sulla carta, avrebbe dovuto sborsare esclusivamente la Ris Grandi impianti di Massimo Cellino.

Inoltre, il giudica Casula fa notare anche i ‘tempi sospetti’ relativi alla realizzazione dei lavori, così come ventilato in un articolo apparso due mesi fa su Sardinia Post. Scrive Casula che Gessa, il 14 giugno scorso, firma un provvedimento che disponeva l’immediata esecuzione delle opere, ma la conferenza di servizi che avrebbe dovuto esprimere un parere sull’impianto sportivo, si sarebbe riunita solo il 28 giugno. Si dava quindi l’esito come “scontato”, a prescindere quindi da “qualsiasi considerazione di carattere urbanistico e ambientale che sarebbe potuta emergere nel corso della Conferenza”.

Pablo Sole

sole@sardiniapost.it

 

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