Eleonora d’Arborea in sardo? La prof. “continentale” dice no

Voleva sostenere in sardo una parte dell’esame di maturità. Ma la presidente della commissione – una docente pugliese che ovviamente non avrebbe capito una parola – gliel’ha impedito. Il caso di Elisa Melis, questo il nome della studentessa della quinta A dell’Istituto alberghiero di Tortolì, di certo contribuirà a rilanciare il dibattito sull’uso del sardo nelle scuole. Anche perché si è verificato a meno di un mese di distanza da un caso esattamente opposto, quello dello studente di terza media dell’istituto Alfieri di Cagliari che ha chiesto, e ottenuto, di sostenere l’esame in limba ed è stato promosso col massimo dei voti.

La notizia, che è stata data dal blog vitobiolchini.it e ripresa oggi da la Nuova Sardegna, ha raccolto subito molti commenti. Anche se alla base di tutto pare esserci un equivoco. La ragazza, infatti, ha detto di aver accennato sabato scorso alla presidente della commissione la sua intenzione di illustrare in sardo la tesina dedicata a Eleonora d’ Arborea e di aver avuto una risposta positiva. Invece lunedì, al momento dell’esame, è arrivato il no. Insomma, molto probabilmente non si erano capite. Fatto sta che quando Elisa è passata al sardo, la docente l’ha interrotta: “Impossibile”. Elisa, ovviamente, c’è rimasta male. Le sono venuti gli occhi lucidi. Ma, con l’aiuto dei suoi professori, si è ripresa rapidamente e ha illustrato brillantemente la sua tesi in italiano.

In italiano, d’altra parte, aveva svolto tutta la parte iniziale dell’esame, quella dedicata alla matematica e alle materie specifiche del suo corso di studi, alimentazione e ristorazione. Nel caso di un mese fa, invece, lo studente tredicenne Riccardo Laconi, aveva svolto in sardo l’intera prova, parlando di Emilio Lussu, D.H Lawrence, ma anche di bioedilizia.

L’idea di Elisa di illustrare in sardo la tesina sulla storia giudicale si fondava sulla convinzione che parlare della storia di un popolo nella lingua di quello stesso popolo sia il modo più efficace per restituirne il senso profondo. Un’intenzione, questa, che sicuramente sarà apprezzata anche dalla docente “continentale”. Elisa può attendere con ragionevole ottimismo il voto finale.

I PRECEDENTI: IL CASO DELL’ESAME DI LINGUISTICA SARDA COL PROFESSOR SANNA 

Di certo casi del genere sono destinati a ripetersi perché la possibilità di utilizzare il sardo è affidata esclusivamente alla sensibilità dei docenti, oltre che – come in questo caso – al fatto che siano in grado di capire.  Ma nemmeno sempre.

Un docente di lungo corso, Aldo Borghesi, intervenendo nel blog di Biolchini ha per esempio raccontato un altro caso, risalente a una ventina di anni fa. Un suo alunno pensò di presentare in sardo una tesina sulla poesia sarda “con vivo scandalo di qualche collega interno”. Fatto sta che la presidente della commissione – una napoletana che di sardo non conosceva neanche una parola – s’incuriosì moltissimo, lesse la tesina da cima e fondo e (facendosi aiutare un po’ dallo stesso Borghesi, un po’ dall’alunno), consentì l’uso del sardo nella discussione e premiò il coraggioso studente con un notevole incremento del voto di maturità.

Un altro caso si verificò nel 1977 alla facoltà di lettere dell’università di Cagliari quando lo studente Leo Talloru tentò di sostenere in sardo l’esame di linguistica sarda col professor Antonio Sanna, una delle massime autorità della materia. Sanna lo bloccò subito e Talloru uscì indignato dall’aula. Nel corridoio, per protesta, intonò “Barones sa tirannia”. Ne parlò tutta la stampa nazionale.  Da allora sono passati trentacinque anni.

 

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