Igea, prima notte in miniera per le donne. Tra loro anche una neo- mamma

C’è anche una giovane donna con un bambino di otto mesi tra le lavoratrici asserragliate per protesta da ieri mattina nella miniera di Monteponi, a Iglesias, per chiedere un futuro per la loro azienda, l’Igea (società in house della Regione Sardegna). Allatta ancora, e quando è l’ora della poppata, da fuori, le portano il suo bambino. È una delle immagini simbolo della protesta. Le 37 donne di Igea hanno trascorso la prima notte nella galleria. “C’è freddo e umidità ma stiamo vicine vicine e ci teniamo al caldo. Una cosa è chiara: non molliamo”, racconta Elena Marta. Lei è nonna, non ha bambini piccoli da accudire. Ma ha dovuto salutare famiglia e affetti più cari per lottare insieme alle altre. Pronta a passare altre notti così: “devono stabilizzare tutti – racconta – qui si sta creando un clima speciale. Siamo amiche e sorelle: non molleremo mai”. Per la notte si sono organizzate con sacchi a pelo, stuoie e moduli in polistirolo. Per mangiare e bere non c’è problema: ormai a ogni ora arrivano i rifornimenti sotto forma di pasticcini e panini. Tra le prime a dare una mano la segretaria del vicino circolo del Pd di Bindua con un cesto di frutta. Poi si è scatenata la gara di solidarietà: soprattutto delle donne. Pronte a passare altre giornate così: “discutiamo – spiega Elena Marta – parliamo. E soprattutto sogniamo un futuro migliore e stabile per tutte noi. E per le colleghe e i colleghi di tutti i cantieri Igea”.

 

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