Grig: “Tagli in vista per 370 ettari di foresta demaniale di Is Cannoneris”

Altri tagli in vista per le foreste demaniali dell’Isola. Lo rende noto il Gruppo d’intervento giuridico, esprimendo preoccupazione per i nuovi atti dell’Ente Foreste che riguardano i boschi dei Sette Fratelli, Is Cannoneris, Montarbu e Monte Arci: a dicembre sono state convocate le ultime quattro conferenze di servizi.

“Ben 379 ettari sono destinati al taglio raso nella sola foresta di Is Cannoneris, di cui 79 nel decennio 2014-2023”. Saranno sottoposte a esbosco vaste porzioni di lecceta che “a distanza di 50/60 anni dagli ultimi tagli hanno ormai recuperato un elevato grado di naturalità”, continua l’associazione ecologista. E precisa: “Si tratta di tagli produttivi”. Caso in tutto simile, dunque, a quello del Marganai. Questa è anche la ragione per cui si rende necessaria l’autorizzazione paesaggistica del Soprintendente alle Belle Arti e Paesaggio di Cagliari: proprio a causa della mancanza di quel via libera, la Soprintendenza ha di recente sospeso i tagli previsti nel compendio forestale del Marganai. Ma, “curiosamente”, nota il Grig, “l’Ente Foreste non fa menzione di quell’autorizzazione nella pagina dedicata all’iter dei piani particolareggiati delle foreste demaniali”.

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Foresta azzerata. Ecco dunque alcuni dati: per effetto dei tagli, “delle circa 6900 piante presenti in un ettaro di foresta (valori medi), solo tra le 80 e le 150 sono destinate a rimanere in piedi”, spiega il giurista Stefano Deliperi. In altri termini, “l’Ente Foreste intende abbattere il 98% degli alberi presenti nelle aree oggetto dell’intervento”. In pratica, si risparmiano solo le piante destinate alla matricinatura, a garantire, cioè, un minimo di rinnovamento della foresta tramite seme. A tagli effettuati, dunque, “rimarrà in piedi un leccio ogni 80/90 metri quadri”. La modificazione del paesaggio è senz’altro radicale, anche perché – nel caso di Is Cannoneris – questo brullo scenario si ripeterà immutato per una superficie pari a 400 campi da calcio.

Allora, si fa prima a dire che una parte consistente della foresta – compresi gli alberi ad alto fusto – verrà azzerata per lasciare spazio a un cespugliato formato dai polloni ossia dai germogli che nascono dalle ceppaie.  Terminato il “turno” (il periodo tra un taglio e l’altro), di solito ventennale, il cespugliato che aveva cominciato ad assumere un portamento arboreo, viene nuovamente tagliato e così via. “In questo modo si riesce ad assicurare una costante produzione di legna in modo sostenibile, nel senso che la copertura vegetale si rinnova ciclicamente e continua a fornire legname. Ma ciò avviene a discapito della qualità della copertura forestale, degradata a cespugliato più o meno sviluppato in altezza”, nota il Gruppo d’Intervento giuridico.

Dubbi sulla ricrescita. Così dovrebbe andare, ma – continua il Grig – è lo stesso piano forestale ad insinuare il dubbio che gli alberi sottoposti a ceduo, specie i cedui molto invecchiati, non siano più in grado di rigenerarsi dando vita a nuovii germogli. Più precisamente, questo è il motivo per cui il Piano forestale esclude la possibilità di ceduazione per le piante che hanno un’età compresa tra i 60 e i 70 anni. Il taglio, dunque, riguarderà soprattutto le piante tra i 50 e i 60 anni. Ecco perchè l’associazione ecologista si domanda se 10 anni in meno di anzianità sono sufficienti per scongiurare l’assenza di rigenerazione del bosco. Guardano all’assenza di rinnovazione (e ai gravi danni erosivi) registrati nel Marganai in località Su Caraviu sembrerebbe proprio di no.

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“Funzione paesaggistica dei tagli”. In ogni caso, per l’Ente Foreste, i tagli a raso hanno anche una funzione paesaggistica: perché le fustaie transitorie (vale a dire le parti di foresta rigeneratesi dopo decenni dal taglio) sarebbero formazioni “uniformi e monotone” e “in qualche modo artificiali”. “Affermazioni a dir poco paradossali, come ben sa chi ha percorso le maestose formazioni a ‘fustaia transitoria’ di Is Cannoneris, che nella loro natura selvaggia hanno una delle caratteristiche più connotanti”, attacca il Grig.

Ma lo stesso piano non è esente da contraddizioni, visto che suggerisce di effettuare i tagli rasi lontano dalle aree più frequentate per il loro negativo impatto paesaggistico. E non mancano altri passaggi in cui si tessono le lodi della gestione a fustaia (non a ceduo) perseguita dall’Ente Foreste fino a pochi anni fa.

“Insomma, anche il piano riconosce la preminenza indiscutibile, nella scala del valore ambientale, della fustaia di leccio, così poco apprezzata, invece, nel capitolo dedicato alla compresa del ceduo”, conclude il Grig.

 

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