Furtei, causa civile del Grig: “Non è giusto che i sardi paghino la bonifica”

“A Furtei dal 1997 al 2008 risultano estratte circa cinque tonnellate di oro, sei di argento e 15mila di rame in lingotti in forma composita, cioè non immediatamente utilizzabile. Ma per fare questo sono stati letteralmente macinati 530 ettari di territorio per una quarantina di posti di lavoro”. Comincia così il lungo intervento di Stefano Deliperi, presidente del Gruppo di intervento giuridico (Grig), sulle bonifiche nell’ex miniera di Santu Maili dove ieri il governatore Francesco Pigliaru ha inaugurato il cantiere. Proprio su quei 530 ettari. Investimento da 65 milioni affidato alla spa regionale Igea. Deliperi, a nome del Grig, annuncia che l’associazione ambientalista “presenterà istanza di costituzione di parte civile” perché “le spese per il ripristino ambientale” vengano pagate dalla Sardinia gold mining, la società che “rivestiva la qualifica di concessionario minerario” e nel 2009 ha abbandonato Furtei “senza porre in essere le necessarie operazioni di messa in sicurezza e di bonifica dell’area, fondamentali visto l’utilizzo pluriennale di cianuro, mercurio e altri metalli pesanti”.

Deliperi ricostruisce la storia di Santu Miali, cominciando così: “A Furtei, nel bel mezzo del Campidano, in Sardegna. Poi il disastro ambientale. Ora inizia la bonifica, a spese pubbliche. E c’è ben poco da gioire, a differenza di quanto fanno i vertici istituzionali della Regione”. Per il presidente del Gruppo di intervento giuridico “siamo davanti all’ennesimo esempio del capitalismo made in Sardistàn: a fronte della privatizzazione dei profitti, sono state socializzate le perdite”.

“La produzione della miniera d’oro – ricorda Deliperi – era stata avviata nei primi anni del Novanta attraverso l’allora Ente Minerario Sardo (Emsa), presieduto da Giampiero Pinna, ente posto successivamente in liquidazione per eccessive perdite. Le associazioni ecologiste ‘Amici della Terra’ e ‘Gruppo d’Intervento giuridico’ chiesero, con iniziative legali, lo svolgimento del procedimento di valutazione di impatto ambientale (Via), purtroppo senza alcun esito. Allora, infatti, la Regione non applicava, per le attività estrattive, la direttiva europea in materia: lo farà soltanto con la legge regionale 15 del 2008, dopo due procedure di infrazione aperte dalla Commissione europea per mancato recepimento della normativa su altrettanti ricorsi proposti dalle stesse associazioni”.

LEGGI ANCHE: Disastro ambientale alla miniera di Furtei, il pm: “Processate 3 dirigenti”

La ricerca dell’oro a Furtei è poi passata in mano alla ‘Sardinia gold mining’. “Era la società mineraria titolare della concessione di estrazione aurifera Santu Miali – prosegue Deliperi – e le cui azioni vennero in gran parte cedute al partner estrattivo di rilevanza internazionale giungendo così alla multinazionale canadese ‘Buffalo gold ltd’. Per diverso tempo il presidente del Consiglio di amministrazione della Sardinia gold mining è stato il già governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci. Ma nel 2009, con l’esaurimento dello scarso filone aurifero, la Sardinia gold mining abbandonò il cantiere minerario. Quarantasette dipendenti si ritrovarono sulla strada”.

Per conto del Grig, è l’avvocato del foro di Cagliari, Carlo Augusto Melis Costa, che si sta occupando di presentare in tribunale l’istanza di costituzione di parte civile. “Ora, finalmente, l’avvio della bonifica ambientale – si  legge ancora nella nota di Deliperi”. Ma l’associazione ambientalista si chiede: “Chi ha pagato?”. Risposta: “Non si ha alcuna notizia di iniziative concrete ed effettive poste in essere dalla Regione per ottenere il pagamento delle spese per la messa in sicurezza e il ripristino ambientale da parte del soggetto che rivestiva la qualifica di concessionario minerario. Tutti gli importi impiegati o finanziati – cioè i 65 milioni di euro – sono fondi pubblici. Non è accettabile”, conclude Deliperi. Di qui l’azione civile aperta.

Al. Car.
(@alessacart on Twitter)

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