Diga Monte Nieddu, il Grig: “È procurato allarme”

Senza quella diga, in caso di alluvione Pula e Villa San Pietro rischiano di essere spazzate via”: parole dure e cariche di responsabilità, rilasciate qualche giorno fa dall’ingegner Roberto Binaghi al quotidiano L’Unione sarda. La diga in questione è una famosa incompiuta del Sud Sardegna:  l’invaso di Monte Nieddu-Is Canargius e il riferimento va alla recente alluvione dello scorso novembre che ha causato in Sardegna danni per 600 milioni di euro e morte, 18 le vittime.  Dichiarazioni sollecitate dalla cronaca e dalla richiesta congiunta dei sindaci dei cinque paesi coinvolti di far ripartire i lavori, fermi da più di dieci anni, e recentemente rivitalizzati grazie a un appalto da 83 milioni (Cipe e Regione).

LEGGI: Diga di Monte Nieddu, l’eterna incompiuta. Cinque sindaci scendono in campo.

Per gli ambientalisti del Gruppo d’intervento giuridico quelle dichiarazioni sono imprudenti ed azzardate, addirittura alimentano un allarmismo privo di fondamento. A tal punto che l’associazione sta valutando opportune azioni presso la magistratura. Il professionista è infatti un esperto di dighe, ed è stato coinvolto pure nelle progettazione di Monte Nieddu. “Sono affermazioni che non poggiano su alcun dato scientifico – dice senza giri di parole Stefano Deliperi, portavoce del Grig – né sul Piano di assetto idrogeologico, né sugli strumenti urbanistici dei Comuni. Se così fosse, dovremmo sbarrare tutti i torrenti sardi”. L’ipotesi è chiara: “Si tratta di procurato allarme“, ribadisce Deliperi. E sul progetto aggiunge: “Questa pericolosità da disastro del Vajont non è mai stata individuata. Il progetto, tra l’altro, è stradatato e non è mai, mai, stato sottoposto alla procedura di Valutazione ambientale”.

Così definisce l’opera: “Faraonica, dispendiosa e inutile”. E ricorda come pure la Commissione Europea abbia aperto un’indagine. Il bacino, da 35 milioni di metri cubi d’acqua, ricade infatti in un’area Sic, Sito di interesse comunitario. Il Grig e Deliperi lanciano pure una stoccata agli amministratori dei comuni, così dice al telefono: “Non si capisce se siano più interessati all’acqua o alla diga. Altrimenti ci sarebbero anche alternative per importi più contenuti”.

La diga. I lavori diga sono fermi dal 2001, da ben 13 annni, ma nel frattempo sono stati rifinanziati con 83 milioni del Cipe e della Regione. Il precedente appalto, infatti, è stato sospeso nel 2002, per “dichiarate carenze progettuali e attuattive”,  E con l’associazione di imprese spagnole è ancora sospeso un contenzioso da 60 milioni di euro con opere realizzate al 20 per cento.  Ora c’è un nuovo appalto del 2012 bandito dal Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, ma tutto è fermo. Lo sbarramento principale in calcestruzzo alto 87 metri e mezzo per un fronte di 340 sulla carta sarebbe da completare nel 2016. E pensare che il primo progetto risale agli anni ’60.

Di certo resta una ferita nel territorio, con un cantiere aperto e mai terminato. Soldi pubblici al momento spesi inutilmente.

(mo.me.)

 

 

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