Bronzetti all’asta, il soprintendente Minoja: “Potrebbero essere falsi”

Aggiudicati alla Fondazione Nurnet: quattro dei nove bronzetti battuti all’asta martedì a Londra dalla casa Exam torneranno presto nell’isola dopo un lungo viaggio attraverso i mari e attraverso i secoli. L’associazione sarda, che raccoglie studiosi e appassionati di storia prenuragica e nuragica, ha messo in piedi una colletta e ha partecipato all’asta dei nove pezzi riuscendo ad assicurarsi quattro statuine: un cavallo, un ariete e due stambecchi.

Come ci sono arrivati a Londra? Chi è il collezionista che commercia preziose testimonianze del passato isolano? E come mai è così difficile fermare il traffico dei nostri reperti archeologici nel mondo?
A queste domande gli archeologi che nei giorni scorsi hanno commentato la vicenda hanno risposto con altri due quesiti: è opportuno partecipare all’asta di materiale archeologico di dubbia provenienza? E soprattutto, siamo  sicuri che i bronzetti siano davvero prodotto di officine nuragiche e non piuttosto dei clamorosi falsi?

minoja  Ne abbiamo parlato con Marco Minoja, Soprintendente per i Beni Archeologici della Sardegna e dunque rappresentante in terra sarda del Ministero dei Beni Culturali, chiamato in causa nei giorni scorsi proprio dalla Fondazione Nurnet e anche dal deputato Mauro Pili: la Fondazione ha scritto un comunicato denunciando l’assenza delle istituzioni all’asta, Pili ha presentato un’interrogazione alla Camera in cui ipotizza addirittura una complicità tra Ministero e case d’asta.
“La Soprintendenza Archeologica immobile davanti alla vendita dei bronzetti sardi a Londra? Non è assolutamente vero – risponde Minoja – ci siamo mossi su più fronti, abbiamo chiesto alla società che vendeva la collezione e alla casa d’aste di sospendere la vendita in attesa delle verifiche, abbiamo anche domandato il certificato di proprietà degli oggetti ma non abbiamo avuto risposta. Allo stesso tempo abbiamo messo in moto i nostri contatti libanesi per capire se questa collezione, appartenente a un cittadino del Libano, era detenuta legalmente. Le persone danno informazioni sbagliate e i giornali le riportano senza verificare: i nostri uffici hanno fatto tutto ciò che è di nostra competenza per verificare l’operazione”.

Nonostante le polemiche dei giorni scorsi l’asta è dunque andata avanti e martedì le statuine sono state assegnate ai compratori. Tra questi, appunto, Nurnet, che ha rivendicato l’operazione come “Un atto doveroso e obbligato a tutela della nostra storia”, un gesto definito “simbolico a tutela del patrimonio archeologico sardo”. Cosa sarà delle statuine si legge sullo stesso comunicato firmato dal presidente Nicola Manca: “L’intento della Fondazione e degli appassionati iscritti al gruppo su facebook ‘Archeologia della Sardegna’ che ha collaborato all’acquisto è quello di donarli a un piccolo Comune nel tentativo di fornire un’opportunità di turismo artistico culturale, teso a favorire il superamento della dicotomia Sardegna-mare”.

Un’azione di cui Nurnet e i suoi soci rivendicano dunque il valore culturale, ma Minoja non la pensa allo stesso modo: “Il tema del commercio dei beni culturali è sempre complicato da un punto di vista della normativa, ci sono oggetti detenuti legalmente e altri non legalmente, sui primi poi ci sono sistemi di vendita legali e illegali, può anche succedere che un oggetto detenuto secondo legge sia venduto legalmente”.

Le nove statuine, sempre che siano autentiche, potrebbero dunque essere accompagnate da un certificato di detenzione, in questo caso non ci sarebbe nessun furto e nessun traffico clandestino. In caso contrario per Nurnet potrebbe pure configurarsi un reato: “È un tema delicato ed esiste anche la possibilità dell’incauto acquisto. Anche chi compra è tenuto a controllare la liceità dell’acquisto e non credo che Nurnet abbia compiuto le adeguate verifiche che il Ministero sta portando avanti. Se dovessimo verificare che questa vendita è illegale ci sarebbe anche una corresponsabilità del compratore”.

Infine, qualche perplessità pure sull’autenticità dei bronzetti: siamo sicuri che siano nuragici? “Purtroppo su questa collezione esistono solo le immagini che abbiamo visto tutti su web: posso dire solo che esiste un ragionevole dubbio sul fatto che potrebbe trattarsi di oggetti contraffatti, un altro elemento di goffaggine da parte di chi ha partecipato all’acquisto all’asta. Comunque noi della Soprintendenza procediamo con istruttoria regolare, avremo la risposta delle autorità libanesi, ci diranno se questa collezione è autentica e se esiste una certificazione di legittimità, e poi ci muoveremo di conseguenza”.

Francesca Mulas

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