Bombe d’aria compressa nel mar di Sardegna: “Fermate la multinazionale del petrolio”

Air-gun nei mari della Sardegna per cercare il petrolio. La denuncia arriva dal Gruppo d’intervento giuridico, che ha presentato  un atto di intervento nel procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto di indagine gerofisica 2D  da parte della società di ricerche petrolifere Schlumberger Italiana s.p.a.. In pratica l’attività di ispezione da parte della multinazionale consisterebbe in “spari” di aria compressa (airgun) per oltre 7.300 km. di tracciato complessivo per un periodo di 10 settimane. Questi “spari” avrebbero una cadenza di uno ogni 5-15 secondi, con intensità sonora variabile fra 240 e 260 decibel, intensità superata in natura solo da terremoti ed esplosioni di vulcani sottomarini.

L’attività riguarda un’ampia area di mare – quasi 21 mila chilometri quadrati – che comprende il Santuario Pelagos, Santuario per i Mammiferi marini istituito come area marina protetta di interesse internazionale e area specialmente protetta di interesse mediterraneo. “Al contrario di quanto sostenuto nel S.I.A. – scrive Stefano Deliperi – il danno alle specie di Cetacei e di Tartarughe marine ben presenti nell’area marina interessata sarebbe devastante, sia sul piano uditivo che sotto il profilo dell’orientamento. Altrettanto potrebbe ipotizzarsi per le specie ittiche, anche di interesse commerciale, con indubbi riflessi negativi sull’economia del settore della pesca”.

“L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha, quindi, chiesto una pronuncia di incompatibilità ambientale da parte del Ministero dell’ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare. Lasciate in pace Balene, Delfini, Tartarughe e ogni altro essere vivente del mare”, conclude Deliperi.

Anche Mauro Pili, deputato di Unidos, ha depositato oggi un ricorso alla Commissione nazionale di valutazione ambientale. Il deputato spiega che è stato l’ex ministro Zanonato del governo presieduto da Enrico Letta a firmare il decreto, pubblicato alla vigilia di Ferragosto del 2013 nella Gazzetta Ufficiale Europea. “Un ministro di Stato che nel silenzio assoluto – spiega Pili – espropria un pezzo di mare sardo per destinarlo con un decreto alla ricerca di petrolio, una società texana che poche settimane dopo presenta un progetto per cercare proprio davanti alla costa sarda centro nord occidentale il prezioso oro nero con un devastante sistema di bombe sismiche sottomarine”.

Il parlamentare di Unidos parla di “un percorso amministrativo inaudito” e sollecita che “quel decreto va revocato perché immotivato e la procedura è viziata alla fonte. Progetto grave sia per l’impatto ambientale sia per le ricadute e i pericoli di una attività così invasiva sulla costa sarda. Abbiamo già avviato la costituzione di comitati spontanei ad Alghero, Porto Torres, Stintino, Sassari, Bosa, Villanova Monteleone, Magomadas, Cuglieri, Narbolia e San Vero Milis per contrastare in tutti i modi il progetto scellerato che riguarda un’area marina di 20922 km quadrati”.

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