PowerCrop, la centrale a biomasse in stand-by per il “decreto-incentivi”

La centrale a biomasse targata PowerCrop sorgerà alle porte di Cagliari? La risposta alle dichiarazioni del sindaco di Capoterra Francesco Dessì circa l’insostenibilità economica del progetto nell’area di Macchiareddu arriva a stretto giro di posta. Con un comunicato stampa, la PowerCrop fa sapere di “voler portare avanti il progetto di riconversione dell’ex zuccherificio di Villasor e concludere i lavori per la realizzazione dell’impianto”.

Eppure, ambienti interni alla joint venture costituita da Seci Energia (Gruppo Maccaferri) e Enel Green Power fanno sapere che qualche problema c’è. Si tratta degli incentivi legati all’energia prodotta da fonti rinnovabili che la PowerCrop punta ad incassare una volta realizzato l’impianto: il governo Renzi stenta infatti a varare il decreto che dovrebbe contenere norme ad hoc per le centrali sorte sulle ceneri degli ex zuccherifici. Del provvedimento se ne parla ormai da marzo, ma il nuovo regime di incentivi è al momento nulla di più che una bozza, che in seguito all’approvazione del governo dovrà ricevere il parere vincolante della Commissione europea. E pare proprio che l’assenza del decreto abbia avuto l’effetto di bloccare i lavori.

Dalla barbabietola al megawattora sovvenzionato

Il provvedimento rimasto intrappolato nella pancia del governo riguarda da vicino l’impianto di Macchiareddu e gli altri progetti di riconversione degli zuccherifici chiusi in seguito al taglio delle quote zucchero imposto ai paesi comunitari dall’Unione europea su indicazione del World Trade Organization (Wto). Se approvate, le nuove norme porteranno infatti nelle casse della PowerCrop, società nata per riconvertire gli ex zuccherifici di Fermo, Castiglion Fiorentino, Avezzano e Russi,  tra i 110 e i 145 euro al Mwh. Vale a dire: decine di milioni di euro l’anno grazie al solo impianto di Macchiareddu. Inoltre, dall’attuale quadro normativo che disciplina gli incentivi agli impianti a biomasse emerge un dettaglio degno di nota. Colpisce, infatti, che il Gestore dei servizi elettrici (Gse) corrisponda la massima tariffa a quelle centrali a biomassa che bruciano rifiuti. Fu il governo Monti, con il decreto del 6 luglio 2012, a “legalizzare” la combustione dell’immondizia negli impianti a biomassa. Dalla PowerCrop fanno comunque sapere di non essere interessati a questa possibilità.

E senza tariffe incentivanti?

Non c’è che dire: se si parla di incentivi, il business per la Powercrop c’è, eccome. Ma senza i lauti finanziamenti del governo? Il fatto che a Macchiareddu i lavori siano stati bloccati in attesa del decreto-incentivi fa propendere per il no. E anche le dichiarazioni rilasciate dal presidente di PowerCrop Raimondo Cinti alla giornalista di Presa Diretta Raffaella Pusceddu in una recente puntata del programma di Rai 3 portano alle stesse conclusioni. “Sulle tariffe incentivanti, abbiamo fondato i nostri progetti. Una volta finita la stagione degli incentivi (che durerà per 15 anni, ndr), le centrali possono essere smantellate, ma alcuni impianti potrebbero avere una vita più lunga”. Così ha parlato il presidente Cinti.

Di incentivi in incentivi 

Il motto della PowerCrop è dunque chiaro: dalla barbabietola al megawattora sovvenzionato. Oppure: di incentivi in incentivi. Attorno alla vicenda degli ex zuccherifici girano somme record. Basti pensare che l’Unione Europea ha finanziato la trasformazione dell’industria saccarifera italiana con centinaia di milioni di euro dal 2006 ad oggi. Oltre ai finanziamenti di Bruxelles, ci sono poi quelli dello stato che con le finanziarie del 2007 e del 2008 ha messo sul piatto altri 100 milioni di euro circa. E’ Luca Saba, direttore della Coldiretti, a ricordare che “l’impianto di Macchiareddu è stato finanziato con 180 milioni di euro, riscossi quando nel 2007 è stato firmato l’Accordo di filiera che obbliga la nuova centrale a bruciare biomassa prodotta in loco”.

 L’asso “Macchiareddu”

Il punto, tuttavia, oggi è un altro: nell’economia di casa PowerCrop l’impianto di Macchiareddu rappresenta un investimento chiave, se non di cruciale importanza. E non solo perché quella sarda è la centrale più grande tra quelle previste nell’ambito della riconversione degli ex zuccherifici Eridiana-Sadam, finanziata con centinaia di milioni di euro dall’Unione Europea e con una pioggia di finanziamenti dello Stato con le finanziarie del 2007 e del 2008.

A Castiglion Fiorentino, ad esempio, i progetti della PowerCrop si sono arenati di fronte al Tar, dove ha perso il ricorso contro la bocciatura del progetto di centrale a biomasse da parte del comune e della provincia. Ma, nei mesi scorsi, a sostegno della PowerCrop è sceso in campo addirittura il governo, nominando un commissario ad acta per traghettare il progetto in porto, nonostante la forte contrarietà della popolazione. Discorso analogo per l’impianto di Avezzano, in Abruzzo. Qui è addirittura scesa in campo la Regione, stroncando il progetto della PowerCrop in conferenza di servizi. “La problematica maggiore è data dalla non rispondenza dell’impianto a quanto prescritto nel piano regionale di qualità dell’aria”, ha dichiarato l’assessore all’ambiente della regione Abbruzzo Mario Mazzocca. 

A Russi, in provincia di Ravenna, i lavori sono invece ripresi dopo un’aspra contesa legale conclusasi con la vittoria della PowerCrop in Consiglio di Stato dopo la bocciatura del progetto da parte del Tar. La battaglia legale infuria anche a Fermo, nelle Marche, dove al ricorso della PowerCrop contro la valutazione d’impatto ambientale conclusa negativamente dalla Provincia è seguito il controricorso dell’ente al Consiglio di Stato. Che ha imposto alla Provincia, già dichiaratasi contraria, di risottoporre a valutazione il progetto della PowerCrop.

La conferma della vitale importanza rivestita dall’impianto di Macchiareddu per la PowerCrop arriva proprio dalle bozze del decreto. Stando al documento fatto circolare, infatti, “possono ottenere la qualifica per accedere agli incentivi solo gli impianti che hanno ricevuto l’autorizzazione entro il 5 febbraio 2014 e che entreranno in funzione entro il 31 dicembre 2018”. A conti fatti, alla PowerCrop non rimane che scommettere sull’impianto di Russi. E su quello di Macchiareddu, che, a differenza degli altri casi, la Regione ha autorizzato ben prima della fatidica data. Senza batter ciglio.

Piero Loi

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