Fanghi rossi, ampliamento del bacino: “Progetto pari a 200 campi di calcio”

Un allarme. Firmato Legambiente. La levata di scudi riguarda l’ipotesi di ampliamento per il bacino dei fanghi rossi a Portovesme. “Se l’intervento dovesse passare – fanno sapere dall’associazione verde – dagli attuali 159 ettari si arriverebbe a 189, pari a 200 campi di calcio affiancati”.

L’ampliamento dei bacino è tornato al centro delle cronache perché domani – lunedì 21 gennaio – è convocata la conferenza di servizi per decidere sul riavvio dell’Eurallumina, lo stabilimento che nel Sulcis produce ossido di alluminio ricavandolo dalla lavorazione della bauxite. L’azienda ha messo come condizione per la riapertura proprio l’estensione dello spazio in cui stoccare gli scarti industriali, quindi il bacino. Un lago di veleni.

Stando ai dati di Legambiente, i fanghi rossi attualmente depositati ammontano “a oltre 20 milioni di metri cubi, corrispondenti a più di 40 milioni di tonnellate. Sono – spiegano ancora dall’associazione – residuati di Eurallumina, stoccati in trent’anni di produzione”. Occupano, come si diceva, 159 ettari. “Il bacino – sottolineano ancora da Legamente – si trova a 26,5 metri sul livello del mare”, nella costa di Portoscuso.

Se l’ampliamento venisse approvato, “nel 2050 a Portovesme ci sarebbe una collina artificiale di scarti industriali raggiungerebbe i 28 metri sul livello del mare con circa 30 milioni di metri cubi di scarti industriali”, pari a oltre 60 milioni di tonnellate. Cioè 10 milioni di metri cubi in più rispetto agli attuali, che equivalgono a un aumento di 20 milioni di  tonnellate.

Legambiente si oppone all’ampliamento del bacino dei fanghi rossi con robuste motivazioni. In una nota si legge: “I contenuti del progetto Eurallumina risultano totalmente contraddittori con il complesso di recenti normative improntate a una strategia basata sul disinquinamento dei territori, sullo sviluppo delle fonti rinnovabili e sulla chiusura delle centrali a carbone entro il 2025. Normative riaffermate nella bozza di Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, una proposta che ha ottenuto l’approvazione da parte dei ministeri dello Sviluppo economico, dell’Ambiente e delle Infrastrutture”.

La prua contro l’ampliamento del bacino destinato ai fanghi rossi l’hanno puntata pure Isde medici per l’Ambiente, Italia Nostra, la Confederazione sindacale sarda e l’Assotziu Consumadoris Sardigna. Domani, nella conferenza dei servizi, si comincerà a capire l’orientamento della politica di fronte al piano di investimenti proposto da Eurallumina: l’azienda ha messo sul piatto 167 milioni e 1.416 posti di lavoro. Così divisi: 342 occupati diretti a tempo indeterminato, 130 contratti a termine più 944 buste paga che si attiverebbero nell’indotto. La spa è proprietà della russa Rusal.

Il problema è sempre il solito, da decenni: decidere se sacrificare (o meno) l’ambiente in nome del lavoro. O comunque sino a che punto spingere questa strategia. Legambiente fa notare: “Il territorio di Portoscuso appare sempre più condannato a una compromissione irreversibile, con una situazione di inquinamento diffuso. Non si spiega diversamente la ragione per cui si continuano a proporre altri impianti e siti inquinanti”.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

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