La Giunta vuole il carbone, il Governo punta sulle gasiere. Cgil: “Solinas inadeguato”

Ieri il Tar del Lazio ha respinto il ricorso della Regione contro l’arrivo delle maxi gasiere nell’Isola (leggi qui la sintesi del provvedimento). Oggi prendono posizione Legambiente e la Cgil, l’una contraria alla giudici amministrazione e l’altra che sostiene invece la scelta del Tribunale.

La scelta di puntare sul Gnl è “inadeguata” per l’associazione verde, “visto il mutato scenario energetico europeo in materia di approvvigionamento del gas – osserva Vincenzo Tiana, responsabile dell’Energia -. La Sardegna non potrà, infatti, far fronte ai bisogni energetici con il Gnl per cui ribadiamo la opposizione alla sproporzionata super metaniera nel porto di Portovesme. Sarà molto più rapido e sostenibile lo sviluppo esteso delle rinnovabili, con eolico e soprattutto il fotovoltaico nei vasti territori della Isola”.

Diversa la valutazione della Cgil, che invece ha sempre spinto per dare gambe al decreto firmato a fine marzo dal Governo “convocando quel tavolo di programmazione indispensabile anche a chiarire alle aziende che c’è una regia regionale intorno alla quale si realizza un piano ragionato e condiviso, dal momento che le imprese da sole non possono decidere il futuro energetico della Sardegna – osserva Francesco Garau, segretario di Filctem -. Nella sentenza del Tar sono smontate, una per una, le considerazioni fatte dalla Regione. I giudici lo hanno fatto con argomentazioni precise e puntuali che, purtroppo, mettono in evidenza l’inadeguatezza nella gestione da parte della Giunta”.

La Filctem Cgil ricorda che in Sardegna, come altrove, “una delle possibilità per ridurre le tariffe è il mix energetico che si ottiene attraverso l’utilizzo del gas, delle rinnovabili, dei pompaggi idroelettrici fino ad arrivare all’idrogeno, con una serie di produzioni che possono compensarsi l’una con l’altra anche dal punto di vista dei costi”. Il sindacato sottolinea, poi, la contrarietà all’installazione di accumulatori che non rispondono alle esigenze di produzione elettrica e adeguatezza della rete”.

Per quanto riguarda, in particolare, il polo di Portovesme, secondo i segretari territoriali di Filctem-Cgil Femca-Cisl Uiltec-Uil, “è necessario che ci sia la seconda fase, ossia quella attuativa. Perché, è bene ricordarlo, lo sviluppo e la ripresa del polo di Portovesme deve passare dal porto. E dai lavori di escavo bloccati da anni. Non dobbiamo dimenticare che l’escavo del porto è necessario per dare corso al piano di rilancio da 300 milioni di euro dell’Eurallumina e delle altre attività che orbitano attorno al polo industriale. La Regione deve agire immediatamente per far sì che vengano avviate subito le opere. Si proceda con un commissariamento delle opere e con una procedura straordinaria che consenta l’avvio degli interventi in tempi rapidi”.

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