Le smanie berlusconiane di Zuncheddu: è pronto anche lui a scendere in campo

di Guido Paglia

Stavamo in pensiero. Ed eravamo giusto in attesa di qualcuno che cominciasse a raccontarci dei suoi rapporti personali con Silvio Berlusconi. Di rapporti di stima così stretti da giustificare, a sua volta, la propria discesa in campo.

Bene, chi è arrivato primo? Sergio Zuncheddu, l’ineffabile monopolista sardo della pubblicità (in questo sì allievo modello del Cav), che in un editoriale pubblicato dalla sua Unione Sarda, preannuncia abbastanza esplicitamente che è arrivato il momento giusto per candidarsi alla presidenza della Regione Sardegna. È un editoriale da leggere con molta attenzione per cercare di capire cosa accadrà nei prossimi mesi sul panorama politico dell’Isola.

Perché Zuncheddu ci rivela che già per ben due volte respinse l’invito di Berlusconi, ma adesso è arrivato il momento di fare finalmente tesoro di quell’insegnamento berlusconiano secondo il quale ci sono momenti in cui gli imprenditori devono assumersi le loro responsabilità. Naturalmente per il solo imperativo categorico di fare il bene della collettività. In questo caso, dei sardi.

Ma certo, come no. Siamo tutti molto commossi per questa prova di dedizione e di disponibilità a scendere in campo per fare piazza pulita di una classe politica inetta che sta rovinando la Sardegna. Peccato solo che contemporaneamente l’editore dell’Unione Sarda si incontri affettuosamente proprio con il presidente Solinas. Oltretutto, nel pieno delle polemiche sul futuro degli  aeroporti sardi. Un tema che il giornale di Zuncheddu sta trattando in punta di piedi, tanto per usare un eufemismo: cronaca pura, però con una strizzatina d’occhio verso la posizione di Solinas.

Ecco, allora, siccome a pensar male si fa peccato, ma – come diceva il mitico Andreotti- spesso ci s’azzecca, vediamo se ci siamo sbagliati. Monitoreremo attentamente L’Unione Sarda, da qui alle prossime elezioni regionali, per vedere se il sostegno a Solinas sugli aeroporti sarà solo tattico o anche strategico. Perché il progetto industriale dei “competitor” presidenziali meriterebbe l’interesse e il sostegno di un presunto seguace di  Berlusconi. Sia come imprenditore, sia – a maggior ragione – come neofita della politica.

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