Terre a uso civico, gli ambientalisti a Letta: «La legge sarda è incostituzionale»

Una legge in tre articoli, «norme urgenti in materia di usi civici», approvata dal Consiglio regionale il 12 agosto scorso. In buona sostanza, dieci giorni fa è stata accesa luce verde alla riclassificazione di quelle terre, aprendo la strada ai cambi di destinazione urbanistica. Ma gli ambientali del Grig (Gruppo di intervento giuridico) non ci stanno. E con loro gli Amici della Terra e e la Lega per l’abolizione della caccia. Le associazioni verdi hanno scritto al Governo nazionale perché impugni la legge (la numero 19/2013), «di fatto incostituzionale».

Dunque, abbracciano una nuova battaglia, gli ambientalisti che chiedono a Roma di cancellare la legge già ribattezzata come “l’editto delle chiudende”. Portano riferimenti giuridici, le associazioni, visto che gli usi civici «sono nati per garantire terre boschive e di pascoli e valgono un quinto del territorio sardo». A sentire Grig, Amici della Terra e Lega per l’abolizione della caccia, «non è competenza della Regione sdemanializzare quelle aree, modificandone la destinazione urbanistica».

Dietro la legge, insomma, per le tre associazioni c’è «solo il tentativo di aprire alla speculazione immobiliare, specie sulle sponde delle zone umide, e quindi vicino al mare». Non solo: «Con questi articoli – si legge ancora in una nota – si sta mandando all’aria il difficile lavoro di ricognizione fatto proprio dalla Regione e culminato con l’istituzione di un inventario generale delle terre civiche, così come prevede la normativa nazionale».

L’attacco degli ambientalisti è durissimo: «Siamo davanti a una penosa, raffazzonata e squallida operazione che punta a un nuovo editto delle chiudende, con l’obiettivo di aprire al saccheggio di un patrimonio importantissimo per la Sardegna». Grig, Amici della Terra e Lega per l’abolizione della caccia la chiamano «modalità di rapina silenzio, pensata per sistemare qualche contenzioso a Orosei, Dorgali, Cabras, Orune, Lula, Fluminimaggiore e Carloforte, giusto per citarne alcuni. Siamo davanti – è scritto ancora nel comunicato – a una legge scempia stagni. Al Governo chiediamo di avviare la procedura di impugnazione, come già è stato fatto il 6 dicembre 2012 quando scoppiò il caso del palazzo realizzato nelle Saline di Molentargius.

Le tre associazioni stanno anche raccogliendo le firme a sostegno della nuova battaglia. Per richiedere il modulo e una copia del ricorso bisogna mandare una mail grigsardegna5@gmail.com.

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