Scuola, la ministra di Renzi taglia ancora: la Sardegna perde altre 27 cattedre

Il governo Renzi taglia alla Sardegna altre 27 cattedre facendo scendere l’organico a 18.129 insegnanti, contro i 22.611 del 2006-2007.

Il governo di Matteo Renzi taglia alla Sardegna altre 27 cattedre facendo scendere l’organico delle scuole isolane a 18.129 insegnanti. E pensare che solo otto anni fa, appena prima della riforma Gelmini, se ne contavano 22.611. Ovvero il 19,8 per cento in più. Poi il progressivo accanimento sull’istruzione, con la scure allungata indistintamente da destra e da sinistra.

Sulla scuola, dunque, inversioni di tendenze non ce ne sono: dal prossimo settembre, la Sardegna perderà ancora cattedre rispetto alle 18.156 del 2013-2014. “Un ennesimo colpo basso”, tuona Gianfranco Meloni, coordinatore regionale della Gilda insegnanti, “e a pagare saranno soprattutto i bambini della primaria”.

Proprio dal sindacato autonomo arrivano i nuovi numeri scritti nella circolare 34, firmata il primo aprile scorso dal ministro Stefania Giannini (Scelta Civica). Alle elementari le cattedre tagliate saranno addirittura 34, pari a un organico che nel giro di qualche mese si ridurrà a 5.407 maestri. La mazzata non risparmia le medie, dove da settembre si conteranno 21 docenti in meno (4.134). Il segno positivo si registra invece alla scuola dell’infanzia che avrà 7 cattedre in più (2.644). Aumento di 21 professori (5.944) anche alle superiori.

Mettendo insieme le cifre, ecco il bilancio negativo delle cattedre affossate, “contro le quali siamo pronti ad aprire la vertenza nei tavoli nazionali”, annuncia Meloni. Perché “le primarie svolgono una funzione strategica nel quadro complessivo dell’istruzione: da lì bisogna cominciare a lavorare non solo per frenare, ma anche e e soprattutto per prevenire la grande piega sarda della dispersione scolastica, un fenomeno destinato a convertirsi in analfabetismo di ritorno”.

Eppure la mannaia calata dal governo Renzi sulle elementari non si limita alla riduzione delle cattedre. “Andando contro il dettato normativo scritto nella stessa circolare – sottolinea ancora il coordinatore della Gilda -, per il tempo pieno il Ministero ha deciso di assegnare alla Sardegna 40 ore anziché 44. Cioè 4 in meno rispetto a quanto previsto nella maggior parte delle altre Regioni, e si tratta di ore tolte al potenziamento dell’offerta formativa”.

Meloni parla di “decisioni inaccettabili che porteremo anche all’attenzione della nuova giunta di Francesco Pigliaru, quando verremo chiamati al confronto. In queste settimane, abbiamo accolto con favore gli impegni assunti dall’Esecutivo regionale sul fronte dell’istruzione, speriamo che la scuola diventi realmente centrale nello sviluppo della Sardegna, visto che è essa stessa volàno della crescita”.

A domanda precisa sull’incidenza del calo demografico rispetto ai nuovi tagli, Meloni chiarisce: “Mettere in relazione i due elementi equivale ad annacquare il vino. È un dato oggettivo che nella nostra Isola diminuiscano gli studenti, ma a Roma non stanno razionalizzando la spesa pubblica, ma solo distruggendo, con brutali tagli orizzontali, la risorsa primaria del Paese, ovvero la scuola, intesa come luogo di apprendimento e formazione. E questo per miopia culturale”. Insomma, la Giannini, a un mese e mezzo dall’insediamento, porta avanti la linea del suo predecessore Maria Chiara Carrozza che era la titolare dell’Istruzione nel precedente Governo guidato da Enrico Letta.

Alessandra Carta

(@alessacart on Twitter)

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