Sanatoria per bar e stabilimenti al mare: il Governo impugna la legge regionale

“Il Consiglio dei ministri ha deliberato di impugnare” nella seduta odierna “trentanove leggi regionali“, di cui due sono sarde. Si legge così in una nota diffusa in serata da Palazzo Chigi. Le norme dell’Isola che finiranno sulla tagliola della Consulta, per presunta incostituzionalità, riguardano baretti e stabilimenti al mare (legge 3 del 21 febbraio 2020) e la rimozione della posidonia (legge 1 dello stesso giorno).

L’impugnazione più importante riguarda proprio le norme approvato  due mesi fa dalla Giunta prima e dal Consiglio regionale, con un voto a maggioranza . Il centrodestra, attraverso una leggina in tre articoli aveva stabilito che le strutture amovibili per scopo commerciale e ricreativo, come baretti e stabilimenti balneari, potessero essere lasciate tutto l’anno, anche nella fascia dei 300 metri dalla battigia.

Per il Governo, invece, il provvedimento legislativo è illegittimo. In quanto “alcune norme riguardanti le autorizzazioni edilizie e paesaggistiche necessarie per la costruzione di strutture sui litorali eccedono dalle competenze che lo Statuto speciale riconosce alla Regione e incidono sulle competenze statali in materia di tutela del paesaggio, di livelli essenziali delle prestazioni e di diritto penale,  in violazione degli articoli 9 e 117, secondo comma, lettere l), m) e s) della Costituzione”.

Lo scorso febbraio, quando la leggina venne approvata dall’Aula coi voti contrari di Progressisti, Pd e M5s, il centrodestra varò la norma con l’obiettivo di “favorire la destagionalizzazione della stagione turistica”. Uno spirito, questo, che a Cagliari aveva spinto la Giunta di Massimo Zedda a varare un analogo provvedimento. Solo che nel capoluogo dell’Isola l’obiettivo è stato raggiunto perché il Comune, nel rispetto della legge, aveva modificato il Pul (Piano di utilizzo dei litorali) e il Puc (Piano urbanistico). Il centrodestra in Regione, invece, voleva, come semplice autorizzazione collettiva, saltare a piè pari l’avvio della procedura paesaggistica e urbanistica che sottende simili interventi. Di qui la decisione del Governo di rimandare la legge alla Consulta: Palazzo Chigi ha infatti ravvisato profili di incostituzionalità nella leggina sarda.

Di fatto la legge 3 del 21 febbraio scorso equivale a una sorta di sanatoria. Tanto che sul piede di guerra, nei giorni immediatamente successivi al voto in Consiglio, erano anche intervenuti gli ambientalisti del Grig, il Gruppo di intervento giuridico che aveva parlato di “scempio“. per quel che riguarda la norma sulla rimozione della posidonia spiaggiata, la presunta violazione riguarda l’articolo 117, comma S, della Costituzione.

[Foto d’archivio]

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