Reddito di inclusione sociale, i numeri: in Sardegna l’assegno vale 1.568 euro

Sono i numeri del Reis, il reddito di inclusione sociale che in Sardegna il Consiglio regionale ha fatto diventare legge il 2 agosto del 2016, dopo il ddl della giunta Pigliaru. Di fatto un provvedimento antesignano rispetto al reddito di cittadinanza pensato dai Cinque Stelle (due misure che si differenziano per i criteri di assegnazione e per l’importo erogato o da erogare, ma sono entrambe strumenti anti-povertà). Nell’isola quel voto in Aula sono passati due anni e altrettante manovre finanziarie con le quali sono state stanziate le risorse: adesso si può ricostruire un quadro preciso partendo proprio dal 2018 che ha fatto entrare il Reis a pieno regime.

Il reddito di inclusione sociale è diventato un beneficio permanente per 26.690 famiglie, pari al 3,9 per cento della popolazione. L‘assegno medio dato dalla Regione è pari a 1.568 euro.  Vuol dire che ci sono contributi più bassi, ma anche più alti. “Siamo intervenuti in maniera capillare su tutto il territorio isolano e abbiamo mostrato una particolare attenzione nei confronti delle famiglie più numerose”, ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali, Luigi Arru, durante il bilancio di programmazione, presentato nei giorni scorsi. Sinora sono stati erogati 43 milioni e 700mila euro. Sul 2018 restano da spendere appena 603mila euro. “Abbiamo messo a correre – ha continuato l’esponente della Giunta – anche economie degli anni precedenti per complessivi 6,2 milioni di euro”.

Il Medio Campidano è la provincia che ha fatto maggiore ricorso al Reis per affrontare gli effetti della crisi economica. Le famiglie beneficiarie sono 1.840  sulle 40.353 residenti. Ovvero, il 4,56 per cento della popolazione, sopra la media regionale. La Gallura è invece il territorio che ha avuto meno bisogno del reddito di inclusione sociale: ne ha fatto richiesta il 2,26 per cento degli abitanti. Sono 1.673 famiglie su 74.120.

“Non abbiamo fatto chiacchiere – ha proseguito l’assessore -, ma lavorato in maniera concreta nel tentativo di dare una piena autonomia anche ai contesti di estrema povertà. È l’inizio di un percorso, che non va interrotto ma rafforzato ed eventualmente perfezionato. L’obiettivo è quello di creare un prontuario per aiutare i Comuni sardi a sviluppare politiche sociali attive. Stanno emergendo dati confortanti, bisogna continuare a lavorare in questa direzione”.

I numeri sul Reis li ha commentati anche il presidente, Francesco Pigliaru: “Abbiamo raggiunto un risultato di cui dobbiamo andare giustamente e profondamente orgogliosi. Ci dice che abbiamo costruito su basi solide e andiamo nella direzione giusta. Come Giunta e come maggioranza è stato portato avanti un lavoro che, in senso attivo e moderno, ha dato un reddito di cittadinanza alle persone più un difficoltà. Un sussidio legato appunto a un progetto mirato all’inclusione e al miglioramento dell’occupabilità”.

Parallelamente al Reis, la Regione ha attivato la rete Carpe Diem, a cui è stata data una copertura di 16,5 milioni. È una sorta di catalogo per impiegare nei Comuni i beneficiari del reddito di inclusione, in modo da accompagnarli all’effettiva uscita dal disagio sociale. (al. car.)

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