La legge elettorale sarda finisce davanti al Tar per presunta incostituzionalità

C’è un primo ricorso contro la legge elettorale in vigore nell’Isola: il Tar deve decidere sulla costituzionalità (o meno) di soglie di sbarramento e voto disgiunto.

La legge elettorale sarda finisce davanti al Tar. I giudici amministrativi dovranno pronunciarsi sulla costituzionalità delle soglie di sbarramento e del voto disgiunto. Il ricorso verrà depositato oggi (o al più tardi domani mattina) da Flavio Cabitza, presidente dell’Associazione per la tutela dei diritti dei sardi, fondatore del movimento ‘Quinto Moro’ e tesserato col Psd’Az. Obiettivo: “Cancellare una norma indegna, una legge concordata da Pdl e Pd per spartirsi la quasi totalità del bottino elettorale, lasciando fuori dall’Assemblea i partiti che davvero rappresentano i sardi”.

L’associazione ha affidato il ricorso all’avvocato olbiese Roberta Campesi, un’opposizione che ha sottoscritto pure Christian Solinas, il consigliere regionale sardista che meno di un anno fa ha votato la legge in Aula. “A nome di un’Isola che rivendica il diritto all’autodeterminazione – continua Cabitza -, ci opponiamo a una norma nuova solo nei tempi dell’approvazione, ma vecchissima nei metodi, perché figlia di una politica che vuole la nostra terra sottomessa ai poteri romani”.

Le soglie di sbarramento previste dalla legge in vigore sono due: una per le coalizioni, fissata al 10 per cento, e una al 5 per i partiti che si presentano da soli alle urne. “Muri elettorali – sostiene Cabitza – che hanno funzionato come previsto: tutti i movimenti che non si sono piegati alle logiche di Pd e Pdl, non sono riusciti a conquistare nemmeno un seggio”. Così è successo a Sardegna Possibile, con Michela Murgia leader, e al Popolo Sardo capeggiato da Mauro Pili. Destino identico per le singole liste del Fiu (Fronte unidu indipendentista), guidato da Pier Franco Devias, e per il Movimento Zona Franca che aveva candidato alla presidenza Gigi Sanna.

L’Associazione per la tutela dei diritti dei sardi contesta davanti al Tar anche il voto disgiunto. “È inaccettabile – aggiunge Cabitza – che sia diventato governatore il leader di una coalizione arrivata seconda nel conteggio finale dei voti”. Il presidente non ne vuole fare una questione di appartenenza: “Che abbia vinto il centrosinistra e perso il centrodestra, per noi non fa alcuna differenza. Anche nel caso inverso avremmo comunque sollevato la questione di legittimità costituzionale”. E il Tar ha il potere di mandare la legge all’esame della Consulta.

Cabitza ci crede e porta numeri a difesa della propria tesi. “Alle elezioni del 16 febbraio scorso, il 26 per cento dei sardi ha votato per partiti di chiara matrice identitaria, forze che non hanno alcun collegamento con quelle nazionali. Eppure i neoconsiglieri che fanno riferimento a quest’area politica sono solo il 10 per cento del totale. Vuol dire che c’è un 16 per cento di elettorato a cui non è stato riconosciuto il diritto della rappresentanza, malgrado la preferenza espressa. Riteniamo che questa sia una violazione gravissima della nostra Carta costituzionale”.

Alessandra Carta

(@alessacart on Twitter)

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