I sogni sanitari dell’assessore leghista. Nieddu: “Quattro Asl e cure territoriali”

Quattro Asl, la rete delle cure territoriali da perfezionare, prima di mettere mano alla Rete ospedaliera, e la vertenza Aias. Nell’agenda dell’assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu, questi appuntamenti sono segnati in rosso con la certezza che non saranno percorsi semplici. Infatti, tra le idee dell’assessore e il risultato finale è necessario passare attraverso le maglie delle trattative politiche che non sempre hanno un esito scontato. Nieddu, nelle prime settimane di attività, ha fatto numerose sortite negli ospedali sardi, ha incontrato operatori con l’obiettivo di avere un quadro preciso da cui partire.

Assessore, si è già fatto un’idea sulla situazione della sanità?

“Per fortuna non siamo al collasso totale. Ma solo perché possiamo contare sull’abnegazione di operatori che sono, innanzitutto, grandissimi professionisti. Stanno dimostrando umanità, senso di responsabilità e attaccamento al lavoro. Se oggi abbiamo ancora un sanità di altissimo livello, nonostante le carenze manifestate, lo dobbiamo al sacrificio di tutte le persone delle varie categorie che fanno capo al sistema sanitario regionale”.

È iniziato il conto alla rovescia per la fine della Asl unica?

“Sta per iniziare. Siamo al lavoro per preparare la bozza della legge di riordino delle Asl e, con questa legge, l’Ats ha i giorni contati”.

Quante Aziende sanitarie ci saranno?

“Per me l’ideale sono quattro Asl. È un mio parere e c’è la necessità di una condivisione sia con la Lega che con tutta la maggioranza per valutare le opzioni dal punto di vista politico. Ma questo schema io l’ho proposto in tempi non sospetti, quando ho contribuito a scrivere il programma elettorale della Lega”.

È possibile pensare comunque a un’unica struttura che si occupi di acquisti e bandi?

“Sicuramente questa è una delle opzioni. In sanità sono diventati importanti temi come il deficit, il budget e l’aziendalizzazione che abbiamo dovuto assorbire in questi anni. Visto che l’economia di scala ha preso il sopravvento, la centralizzazione di alcuni servizi è praticamente obbligatoria”.

L’emergenza-urgenza avrà un’azienda dedicata? Oppure in archivio anche l’Areus?

“Dobbiamo ragionare sul futuro e non abbiamo ancora stabilito se mantenere un’azienda o dare vita a un dipartimento. Il discorso è completamente aperto”.

A questo si legano le cure territoriali. Come è possibile coniugare le due cose?

“Intanto dobbiamo fare una distinzione. Una cosa è l’emergenza e la cura delle acuzie e delle post-acuzie che devono essere affrontate negli ospedali. I territori devono essere in grado di garantire la lungodegenza, la riabilitazione, l’assistenza specialistica, le cure e le visite programmate”.

Si deve ripartire da zero?

“No perché nei territori si lavora già in questa direzione. Si tratta solo di rimodulare alcune cose, implementarne altre e laddove mancano far nascere delle strutture”.

E quindi rientra in gioco la Rete ospedaliera. Come adeguarla, viste anche le osservazioni del Ministero?

“Lo dovremo fare in base a ciò che accadrà con le cure territoriali. Non voglio commettere l’errore che è stato fatto da altri, progettando prima un modello di rete ospedaliera. Le due cose sono legate perché prima è necessario garantire le cure territoriali e poi strutturare la rete ospedaliera”.

Bisogna fare i conti anche con la paura di chi si sente isolato.

“Se io non posso tenere aperto un Pronto soccorso, perché non garantisce sicurezza causa dell’assenza di reparti come cardiologia, chirurgia e personale medico, trovo più giusto avere un reparto di degenza, terapia del dolore e magari assistenza territoriale. Il cittadino sarà tranquillo e non si sentirà abbandonato o privato dei servizi sanitari. Se ha bisogno di un intervento in emergenza io devo garantire il trasporto immediato nel primo punto di soccorso in cui può ricevere le cure adeguate”.

In questo quadro, rimarrà attivo il Punto nascita della Maddalena?

“È una decisione guidata dai parametri ministeriali di cui si deve tenere conto e sui quali si possono chiedere delle deroghe. Il primo obiettivo è fare in modo che i Punti nascita operino in totale sicurezza, perché questo aspetto è prioritario”.

Come risolvere la vertenza Aias visto dopo lo stop a Sas Domos, che ne avrebbe preso in mano l’eredità?

“È di sicuro un problema preminente in questo momento. Dobbiamo uscire da questa empasse, mantenendo i livelli occupazionali e di assistenza. Stiamo lavorando su questi aspetti e a breve avrò una relazione fatta dai tecnici”

Assessore, un’ultima cosa: le Province dovrebbero essere quante le Asl?

“La riforma degli enti locali non riguarda l’assessore alla Sanità, ma spogliandomi dei panni del tecnico e vestendo quelli del politico direi di sì che dovrebbero coincidere. Fosse per me ci si fermerebbe a quattro province, ma ‘ubi maior’”.

Matteo Sau

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