Doddore Meloni verso il carcere: “Mi dichiarerò prigioniero politico”

“Mi vogliono impaurire e imbavagliare per impedirmi di continuare a battermi per l’indipendenza della Sardegna, mi reprimono per via giudiziaria e vogliono eliminarmi per via carceraria utilizzando la magistratura ordinaria, ma se vogliono che sconti la pena politica che non hanno il coraggio di riconoscere come tale dovranno mantenermi vivo in carcere”. L’indipendentista sardo Doddore Meloni, presidente della autoproclamata Repubblica di Malu Entu e del movimento Meris, col quale parteciperà alle elezioni comunali di Oristano del prossimo 11 giugno, non si arrende di fronte alla valanga di anni di carcere che gli stanno caricando sulle spalle e gioca d’anticipo.

“Stavolta – ha spiegato questa mattina nel corso di una conferenza stampa – non aspetterò che vengano a prendermi di sorpresa, venerdì 28 aprile alle 11 mi presento ai cancelli della casa circondariale di Massama, chiedo di essere incarcerato per scontare le condanne già passate in giudicato, mi dichiaro prigioniero politico e comincio subito lo sciopero della fame e della sete”.

“La persecuzione giudiziaria nei miei confronti è cominciata dopo l’occupazione nell’estate del 2008 dell’isola di Malu Entu e la proclamazione della Repubblica indipendente”, ha ricostruito Doddore sottolineando che lo hanno accusato di ogni genere di reato ordinario, dall’evasione fiscale alla calunnia, dal falso alla violazione di sigilli, e che lo hanno condannato ad anni di carcere ledendo in ogni grado di giudizio tutti i suoi diritti di difesa. La dimostrazione? “Tra domani e dopodomani – ha annunciato il leader indipendentista – la Cassazione dichiarerà inammissibili, senza spiegare perché, i ricorsi del mio legale contro due condanne per evasione fiscale e falso, facendo passare in giudicato a pochi giorni dalla prescrizione le relative condanne per un totale di 5 anni e 8 mesi”. Pronto un dossier di 250 pagine già notificato alle massime autorità nazionali ed europee, all’Onu, alla Croce Rossa, al Vaticano, Amnesty International, alle ambasciate di Russia, Usa e Germania, al governo Corso, al Sinn Fein e ai movimenti indipendentisti Basco, Catalano, Scozzese e Irlandese.

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