Roma, 29 ago. (Adnkronos) – Si prepara a diventare una priorità dell’agenda parlamentare la questione della diffusione di contenuti illeciti sulle piattaforme digitali, dopo la pubblicazione di foto del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e di diverse parlamentari sul sito Phica.eu, accompagnata da insulti sessisti. Una vicenda che rappresenta la punta di un iceberg, vista il manifestarsi di altre piattaforme di questo tipo, come ad esempio il gruppo Facebook ‘Mia moglie’.
Già esistono fattispecie per punire queste pratiche illegali: la violazione della privacy (Articolo 167 del relativo Codice), la diffamazione aggravata, la diffusione senza consenso di immagini sessualmente esplicite (il cosiddetto revenge porn), l’accesso abusivo a sistemi informatici, la tutela civilistica del diritto all’immagine. Oltre alla possibilità per i titolari di piattaforme social di rimuovere i contenuti che non rispettino le regole interne.
Strumenti che a quanto pare richiedono tuttavia un rafforzamento per rendere più efficace la prevenzione e la repressione di questi comportamenti illegali, specie quando occorre tutelare i minori. Vanno in questa direzione le proposte presentate dalla senatrice di Fratelli d’Italia, Lavinia Mennuni, e dalla deputata del Pd, Marianna Madia, entrambe sottoscritte da esponenti di tutti i Gruppi parlamentari e che già hanno iniziato il loro iter in commissione, anche se ha subito un rallentamento a causa della necessaria interlocuzione con l’Unione europea.
Tornando invece alla vicenda delle ultime ore che ha coinvolto la premier e altre parlamentari, si segnala la proposta presentata dall’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, che punta a rafforzare le tutele previste per l’illecita diffusione di immagini sessualmente esplicite senza consenso.
In particolare si prevede di punire anche la diffusione di audio e non solo di video; di intervenire anche quando immagini, video e audio siano stati realizzati o alterati con manipolazioni grafiche o altri mezzi in modo da far apparire come vere situazioni non reali.
Riflettori accessi poi anche sui cosiddetti ‘giganti del web’: le società estere operanti in Italia che gestiscono e controllano mezzi di comunicazione sociale e lo scambio dei contenuti generati dagli utenti sono obbligate a costituire in Italia un domicilio legale cui poter indirizzare diffide, reclami e ogni altro atto diretto all’oscuramento, alla rimozione o al blocco delle immagini o dei video e, in generale, dei contenuti offensivi. Qualora non vi provvedano entro 24 ore dal ricevimento della richiesta, le società sono soggette a sanzioni pecuniarie consistenti.
Previste infine misure per il sostegno delle vittime di questi reati e attività per l’educazione e la sensibilizzazione degli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, per un utilizzo critico e responsabile della propria e dell’altrui immagine e per l’uso consapevole della rete internet.
Su un altro aspetto legato agli illeciti che stanno emergendo in queste ore interviene il disegno di legge del senatore del Pd Dario Parrini, per obbligare i gestori dei siti internet ad acquisire e tutelare l’identità digitale degli utenti. Così come il deputato Dem Piero De Luca propone misure per la rimozione di contenuti illegali nella rete internet e per il contrasto della loro diffusione mediante l’acquisizione preventiva dell’identità digitale degli utenti. Un’identità digitale che secondo quanto proposto dal deputato della Lega Andrea Dara dovrebbe trovare tutela costituzionale.
Si muove lungo queste direttrici anche la proposta di legge annunciata dalla segretaria di Noi moderati, Mara Carfagna, per riconoscere a ogni cittadino la titolarità legale della propria immagine, voce e fisionomia. Chi le utilizza senza consenso, magari modificandole con programmi di intelligenza artificiale, sarà perseguito, sanzionato e dovrà risarcire il danno.
Francesco Borrelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, propone invece la sospensione o il blocco dell’accesso alle piattaforme digitali nei riguardi dei responsabili di determinate condotte illecite e l’istituzione dell’Osservatorio nazionale per l’etica digitale.
Risale invece all’inizio della legislatura e punta a contrastare in generale il fenomeno delle fake news, la proposta della capogruppo alla Camera di Italia viva, Maria Elena Boschi, per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sulla diffusione seriale e massiva di contenuti illeciti e di informazioni false attraverso la rete internet, le reti sociali telematiche e le altre piattaforme digitali.
Sempre sul versante della tutela dei minori e della loro protezione rispetto alla diffusione di contenuti multimediali che li riguardino si muovono le proposte della deputata e della senatrice M5S, Gilda Sportiello ed Elena Sironi; del deputato e della senatrice Avs, Angelo Bonelli e Aurora Floridia; e della capogruppo Avs alla Camera, Luana Zanella, che ipotizza il divieto di utilizzazione delle piattaforme sociali telematiche sotto i sedici anni. Mentre la senatrice di Fratelli d’Italia Paola Ambrogio chiede che venga previsto l’insegnamento dell’educazione civica digitale. Della senatrice di Italia viva Daniela Sbrollini il disegno di legge delega per l’implementazione dell’identità digitale e per il contrasto al cyberbullismo e agli altri reati informatici.