IoT Desir, l’Internet delle cose entra nelle scuole

Dal 2014 diciotto scuole sarde sono coinvolte nel progetto IoT Desir (Internet of Things per la Didattica sull’Energia con la Scuola, l’Impresa e la Ricerca), un progetto di didattica sull’energia, che ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza dei consumi del singolo e del gruppo e il loro impatto sull’ambiente, che utilizza le nuove tecnologie dell’Internet delle cose.

Il progetto è coordinato dal CRS4 il centro di ricerca, sviluppo e studi superiori in Sardegna con sede a Pula, che ha anche dato un apporto per lo sviluppo delle tematiche legate all’utilizzo dell’Internet delle cose, attraverso lezioni frontali, workshop e brevi periodi di tirocinio al CRS4.

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Foto Andrea Mameli

Durante il percorso diverse le tematiche affrontate partendo da una panoramica delle Reti e dei Protocolli di Trasmissione, che costituiscono la base dell’operabilità della Internet of Things, fino a fornire indicazioni tecnologiche e prospettive di utilizzo. Ma è stata posta l’attenzione anche sulla necessità di sperimentare la IoT con consapevolezza, avendo presente un orizzonte etico di riferimento e non è mancata anche la prospettiva giuridiche legate alle reti e quindi la Privacy in relazione alla Internet of Things.

La rete riunisce diciassette istituti superiori e una scuola media. Dodici scuole provengono dalla ex provincia di Cagliari, una da Sassari, due da Oristano e tre dalla provincia d’Ogliastra. Ventisei sono gli insegnanti che partecipano e più di 250 gli studenti delle scuole. A questi si aggiungono un centro di ricerca multidisciplinare (il CRS4) ed altre istituzioni come la Fondazione ITS di Macomer e il Centro di Ricerca e Sperimentazione dell’Educazione Matematica – C.R.S.E.M. Gli indirizzi delle scuole coinvolte spaziano tra istituti tecnici commerciali, liceo linguistico, licei scientifici, istituti professionali e altri.

I docenti contattati hanno sottolineato come sia molto efficace l’idea di una rete che coinvolga scuole con diversi indirizzi dove ognuno ha potuto portare il proprio apporto personale e fruire dei contributi del resto della rete. Questo aspetto è stato sottolineato anche Carole Salis, responsabile per il CRS4 di IoT Desir “il progetto ha l’obiettivo di creare una rete e una sinergia tra differenti istituti scolastici con indirizzi diversi e ricreare una simulazione del rapporto di lavoro di gruppo”.

Vantaggi. Il progetto ha portato dei benefici anche dal punto di vista della didattica in quanto ha permesso agli studenti di sganciarsi dall’informatica tradizionale, tipica degli indirizzi commerciali che lavora con modelli semplificati aziendali concentrandosi sull’aspetto software e database, ma senza mai vedere, né tanto meno realizzare, dispositivi fisici basati sul concetto di sensore-attuatore e connessi in rete mettendo assieme conoscenze sulla teoria delle reti, database e programmazione, aggiungendo IOT tramite Arduino. Inoltre è stata un’esperienza importante anche dal punto di vista didattico-educativo, in quanto è molto formativo che i ragazzi vedano come “fare sperimentazione” significhi affrontare un’attività dall’esito incerto: potresti alla fine non ottenere ciò che speravi, ma hai comunque imparato e puoi sfruttare l’esperienza per migliorare.

Il progetto si articola in cinque fasi. La prima ha riguardato l’analisi dei problemi ambientali e delle possibili soluzioni. Durante la seconda si sono definiti la gli scenari, come utilizzare le tecnologie a disposizione; a seguire (la terza) si sono sviluppate le tecnologie da utilizzare. Le prossime fasi saranno quelle dedicate alla sperimentazione (quarta) nell’ambiente dei prototipi sviluppati e la valutazione (quinta) dei dati raccolti e la loro efficienza. Fasi che rappresentano una reale simulazione del mondo del lavoro, dove attraverso la cooperazione, l’ascolto e ogni singolo apporto, differente per competenza di studi, permette al gruppo di raggiungere un obiettivo comune, a beneficio di tutti.

Oggi gli istituti sono alla terza fase, quella dello sviluppo dei prototipi: è stata realizzata un’applicazione web in grado di calcolare l’impronta ecologica dei ragazzi negli spostamenti da casa a scuola, sulla base di semplici parametri. Le attività sono state suddivise agli istituti in base alle loro specificità, ad esempio i licei scientifici hanno affrontato le teorie scientifiche degli scenari individuati mentre gli istituti tecnici/professionali hanno curano la progettazione della piattaforma, lo sviluppo del codice e la creazione di smart objects. I licei artistici hanno sviluppato gli aspetti comunicativi e visivi della piattaforma e l’estetica degli smart objects, nonché la modellazione e la stampa di oggetti 3D funzionali al progetto; gli istituti tecnici/commerciali sviluppano i codici per il trattamento e la rappresentazione dei dati ed esplorano le fasi per la valorizzazione e il trasferimento sul mercato dei prodotti; i licei linguistici hanno gestito la stesura del manuale di utilizzo della piattaforma, la traduzione del sito e della documentazione prodotta. Infine la scuola secondaria di primo grado (la scuola media) rappresenterà i dati trattati tramite sistemi di simulazione. Al termine di questa fase ogni scuola avrà sviluppato il proprio strumento di misurazione per poi avviare la successiva fase di sperimentazione.

Non è mancata però la nota polemica: “noi docenti finora abbiamo lavorato con zero budget, attingendo alle nostre finanze, ma ciò che è più rilevante è che le attività si sono svolte sempre fuori dall’orario scolastico (facciamo un po’ più di 18 ore la settimana)”. Polemica smorzata dalla passione e dalla voglia di dare nuovi strumenti stimolanti agli studenti, con cui crescere e affrontare lo studio e il lavoro futuro.

Alessandro Ligas

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