Punta Giglio, ai milanesi l’oasi di Alghero: è scontro

A pochi chilometri da Alghero, di fronte al promontorio di Capo Caccia, nella Sardegna nord-occidentale, c’è un angolo di paradiso che ha perduto parte della sua purezza ambientalistica e della sua vocazione incontaminata. Si chiama Punta Giglio, luogo del cuore per molti algheresi e non solo, tanto che anche lo scrittore Antoine de Saint Exupéry, autore del libro Il Piccolo Principe, ne restò stregato.

L’oasi naturalistica, che cinge la baia di Porto Conte, era conosciuta fin dai tempi antichi, e tuttora ospita specie faunistiche e floristiche rare della macchia mediterranea. Rifugio dell’avifauna, immersa nel verde, tra pini e mare, una falesia e siti storico-militari, fa parte dell’area protetta del Parco regionale di Porto Conte. Si tratta di una delle zone più tutelate della Sardegna, in quanto vincolata dal Piano regolatore comunale, dal Piano paesaggistico regionale, da vincoli monumentali, dalla legge istitutiva del Parco di Porto Conte, dalle direttive comunitarie, da vincoli speciali ambientali Sic (Sito di importanza comunitaria) e per giunta designata a maggio 2021 Zona speciale di conservazione (Zsc) dal Ministero della Transizione Ecologica, in accordo con la Regione Sardegna.

Eppure, Punta Giglio è stata oggetto del bando dell’Agenzia del Demanio ‘Cammini e Percorsi’, volto “alla riqualificazione e riuso di immobili pubblici situati lungo percorsi ciclopedonali e itinerari storico-religiosi”. I lavori di restauro e rifunzionalizzazione a fini turistici sono stati affidati alla cooperativa sociale milanese Il Quinto Elemento, vincitrice del bando, che ha portato a termine, in particolare da marzo a ottobre di quest’anno, invasivi e contestati lavori non solo nell’area storica e militare dell’ex caserma, ma soprattutto lungo il percorso di quattro chilometri e mezzo che porta a Punta Giglio. Il 16 ottobre, non senza difficoltà e ritardi, la cooperativa ha aperto al pubblico la struttura chiamandola “Rifugio di Mare”: ci sono servizio ristoro e venti posti letto.

Di fronte all’avallo delle autorità amministrative pur in presenza di quei vincoli rinforzati, è sorto a marzo, appena cominciati i lavori, il Comitato spontaneo ‘Punta Giglio libera’ per contestare l’apertura della struttura ricettiva all’interno di una zona a tutela assoluta. “Siamo stati traditi dall’Ente Parco perché non ha fatto gli interessi della città e si è affrettato a stipulare un contratto con la cooperativa – commenta Maria Antonietta Alivesi, fondatrice del Comitato e consigliera di minoranza ad Alghero -. Il Comune di Alghero, da parte sua, non ha consultato la cittadinanza – prosegue la Alivesi -, pur essendo obbligatorio. Tra l’altro, l’assemblea del Parco è costituita dai consiglieri comunali che non sono stati informati. Per fortuna sono attenta lettrice dell’Albo pretorio. Nel piano di gestione, l’Ente non ha neanche dichiarato quello che sarebbe andato a fare, altro gravissimo elemento”.

Il sindaco di Alghero, Mario Conoci, non ha risposto al telefono. Sardinia Post lo ha ripetutamente contattato e nella giornata di domenica 24 ottobre al primo cittadino sono state inviate anche le domande per iscritto. L’unico a parlare è stato il portavoce del sindaco, Giovanni Chessa, che rispetto al caso di Punta Giglio e alle posizioni del Comitato ha detto: si tratta di “un procedimento lineare e in regola, dove perfino il ministro della Cultura, Dario Franceschini, si è espresso in maniera positiva”.

Doris Zaccaria, socia della cooperativa milanse Il Quinto elemento, afferma: “Abbiamo tutte le autorizzazioni del caso e in realtà il progetto è stato ben accolto, al netto degli attivisti. Il grande equivoco sta nell’addossare a noi scelte che non abbiamo fatto, in quanto abbiamo partecipato a un bando statale e rispettato le regole imposte dalla Soprintendenza”.

Eppure, gli interrogativi e le interrogazioni sollevate dal Comitato sono molteplici, tanto che la Procura di Sassari ha aperto contro ignoti un fascicolo ipotizzando la turbativa d’asta e lo stesso Comitato ha presentato una denuncia alla Commissione europea sottoscritta anche da vari esponenti del mondo accademico. Nella denuncia è citato, tra le altre cose, un parere dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), datato 25 marzo 2021, con numero di protocollo 14824 e in cui vengono bollate come “impattanti componenti progettuali l’accesso alle postazioni mitragliere distribuite lungo gran parte del margine della falesia, la realizzazione di una piscina e il ristorante da 100 coperti”. Nello stesso documento è scritto che “non è possibile indicare forme di mitigazione che garantiscano la compatibilità delle strutture con le finalità istitutive di una zona a protezione speciale“.

Il Comitato spontaneo, che si definisce apartitico, si riunisce da ventidue settimane e sta continuando a raccogliere il supporto di centinaia di persone. Le firme su carta contro l’intervento di Punta Giglio hanno superato quota 3.500: il plico con tutti i nomi è stato consegnato al sindaco il 16 luglio scorso. Le adesioni online, attraverso la campagna lanciata sulla piattaforma change.org, sono quasi seimila.

Chi ha ragione? Sardinia Post sta cercando di approfondire i retroscena della vicenda. Fin qui un assaggio di una questione che sta contrapponendo l’intera comunità algherese. Nelle prossime puntate, daremo voce a molti altri esponenti, cittadini, autorità ed enti coinvolti. (1. continua)

Laura Fois

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