Festival Smart Cityness, Hagoort: “La Sardegna può diventare Smart Island”

È la seconda volta che viene in Sardegna. Per adesso non si è ancora fatto un’idea approfondita della città di Cagliari ma il primo impatto è più che positivo. Giep Hagoort, professore emerito in Arte ed Economia all’Università e Accademia dell’Arte di Utrecht (Paesi Bassi), fondatore della facoltà di Management dell’Arte e dei Media della Accademia di Utrecht (HKU), dove per decenni è stato docente di management strategico, e presidente dell’ERTNAM, European Research and Traning Network on Art Management. La prima esperienza l’ha avuta a maggio quando ha incontrato per una serie workshop studenti, docenti, amministratori, imprenditori con cui ha affrontato temi come l’economia dell’arte e della cultura, l’innovazione del settore culturale. In occasione della seconda giornata del festival Smart Cityness ha parlato con Sardinia Post di creatività per uno sviluppo qualitativo della Sardegna che può diventare una Smart Island.

Che cosa è la creatività?
Nella mia ricerca la consideriamo tre punti di vista: il dono dell’individuo che si connota nel suo immaginario; quella che viene riconosciuta da un gruppo di esperti e quella che viene riconosciuta da un contesto concreto. Qui sono gli artisti, i designer che hanno un ruolo speciale, ma dobbiamo tenere in considerazione l’aspetto che la creatività è un dono che tutte le persone hanno in comune. E per dare una definizione è importante considerare che si tratta sempre di scelte. Nel senso che tutti noi abbiamo le nostre preferenze e anche i critici scelgono e spesso non si trovano d’accordo tra loro. Nelle mie ricerche la creatività ed i creativi sono sempre accompagnati da un continuo dialogo con il contesto culturale che hanno di riferimento.

Come si costruisce un dialogo?
Il mio strumento come ricercatore è quello della tavola rotonda dove si confrontano diverse persone con ruoli diversi tra loro, ma che partono da uno scopo concreto che guida il dialogo. Dobbiamo partire da una considerazione base: non esiste una soluzione che vada bene per tutti. Ogni città ha le sue caratteristiche. Per esempio a Cagliari, sarebbero cinque i soggetti che coinvolgerei: gli artisti, quelli, per intenderci che fanno design; le istituzioni culturali; gli amministratori comunali; l’imprenditoria e l’accademia.

Cagliari è una città turistica che ha l’ambizione di diventare una smart city.
Ogni città che si occupa di turismo in modo serio si sta trasformando. È un processo fisiologico che prima o poi tutte le città dovranno prendere in considerazione: passare da un turismo di quantità ad un turismo di qualità. Ad Amsterdam stanno facendo questo passaggio. Non si riesce più a gestire un turismo di quantità, sia chiaro, non che questo non si debba rifiutare ma si deve andare oltre al semplice turismo della “birra”. In questa transizione gioca un ruolo fondamentale la “cultura”. Dobbiamo fare alcune considerazioni prima di continuare. Nell’Unione europea si sta assistendo ad un fenomeno importante che coinvolge anche l’Italia: il calo delle nascite. Questo in termini di turismo significa che esiste una domanda latente di viaggiatori, non necessariamente nel periodo estivo, che hanno un bagaglio culturale ed una capacità economica superiore rispetto a coloro che sono interessati a trascorrere sette giorni su sette al mare dove generalmente ciò che cercano è il prezzo più basso. Un esempio concreto è quello che è successo in Grecia che ha perso tantissimi turisti a favore della Turchia semplicemente perché hanno dei prezzi inferiori.

Cosa devono fare gli imprenditori e le istituzioni?
In primis rendersi conto che la concorrenza positiva viene resa possibile dalla scelta culturale e sostenibile. Inoltre rendersi conto che in Sardegna non ci sono soltanto le spiagge come spesso viene trasmesso (all’estero, ndr). Avete un potenziale enorme. Le istituzioni dovrebbero colmare il gap facendosi ambasciatori di questo turismo culturale. Un esempio potrebbe venire direttamente dalle università che possono attrarre un turismo più qualificato attraverso le conferenze, i seminari ed i meeting. Che significa portare in Sardegna, in periodi non estivi, un visitatore che permarrebbe per più tempo oltre i giorni del meeting aiutando in modo concreto a fare questa transizione.
Cronache recenti hanno evidenziato come ci sia un trend positivo in Sardegna per quanto riguarda il turismo culturale.
Il punto è non lasciarlo passare come un evento unico ma creare delle linee culturali che i visitatori possono seguire durante un periodo più esteso. Per fare questo si possono utilizzare diverse strategie come aprire un dialogo per il futuro con i visitatori. Ma non solo, invitare gli studenti a fare ricerche su questi aspetti, integrandole con il territorio di riferimento.

Creatività, arte, cultura possono essere il volano dell’innovazione?
Si inizia sempre con la creatività per poi arrivare all’innovazione. L’origine dell’innovazione è la forza immaginativa che a volte si concretizza attraverso la tecnologia ed altre volte sono le situazioni concrete che ci fanno scatenare la creatività. Però la domanda essenziale è: “se la società non è inclusiva a cosa può servire la tecnologia?” Sono parecchie le smart city che spesso si concentrano sulla collezione di grossi dati e su queste basano le decisioni ma non significa che ci sia un miglioramento sociale. Le smart city cambiano i rapporti di potere dove chi lo detiene è chi ha le informazioni. Ma le smart city sono veramente “smart” quando hanno una forte componente sociale e sono inclusive per tutti.

Cagliari, smart city?
In connessione con le smart city esistono anche le smart countryside ed è impensabile parlare dell’una in modo rigido senza metterla in correlazione con l’altra. Le città sono strutturalmente connesse con le campagne per questo sarebbe più opportuno parlare della Sardegna come di una Smart Island.

Alessandro Ligas

 

Foto di Carlo Modoni

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