Un nuovo museo nel centro di Nuoro. Arte e fotografia, ecco lo Spazio Ilisso

Lo spazio si trova all’interno di un edificio ottocentesco nel centro storico di Nuoro, una villa su due piani in stile Déco che è appartenuta al vecchio sindaco Michele Papandrea, morto nel 1918 nel corso della Prima Guerra Mondiale. La casa è rimasta a lungo disabitata e ora rinasce come luogo di divulgazione e di promozione della cultura sarda a 360 gradi: dall’arte contemporanea alla fotografia fino alla cultura materiale dell’Isola. Si chiama Spazio Ilisso ed è stato fortemente voluto dall’omonima casa editrice nuorese, che ha lavorato al nuovo centro culturale negli ultimi anni per avere modo di portare avanti – in parallelo – attività editoriale e museale, che nella loro esperienza sono sempre andate di pari passo. “Fin dalle origini la vocazione della casa editrice è quella del binomio libro e mostra – racconta Vanna Fois, proprietaria della Ilisso -. Aprire uno spazio nostro non è un approdo, una svolta, ma un lavoro fortemente connaturato alla nostra identità. Siamo convinti che uno spazio del genere possa amplificare e rendere più incisiva la promozione e la valorizzazione della cultura sarda. Un’opportunità anche per i lettori che potranno relazionarsi coi contenuti di un libro all’interno di una mostra e gestire la conoscenza in modo autonomo e partecipato, emotivo, senza la mediazione del volume”. Un approdo necessario, insomma, specie da quando Ilisso ha smesso di gestire il museo Tribu – nell’ex tribunale di Nuoro -, che attualmente è chiuso in attesa di riaprire.

Lo spazio è pensato in primis per ospitare una collezione permanente – che occuperà un piano e confluirà anche all’esterno- dedicata alla scultura sarda del Novecento, con una serie di opere di artisti del calibro di Francesco Ciusa, Costantino Nivola, Pinuccio Sciola, Gavino Tilocca (tra gli altri). L’esposizione attinge dalla collezione Ilisso con l’aggiunta di opere date in comodato d’uso al museo da collezionisti privati. Accanto a questo, verranno pianificate mostre temporanee che andranno a indagare le arti visive e i linguaggi artistici del contemporaneo. Si inaugura domani 14 dicembre alle 11 con una grande retrospettiva dedicata a Marianne Sin-Pfältzer, fotografa tedesca che col suo lavoro straordinario ha raccontato volti, storie e paesaggi dell’Isola, dove ha lavorato a lungo e trascorso gli ultimi anni della sua vita. La mostra si intitola Paesaggi umani e si potrà visitare fino al 30 aprile: propone gigantografie in bianco e nero e a colori, stampe vintage, menabò per pubblicazioni, progetti originali per ceramiche, tessuti, video e proiezioni. Nel 2020 invece la mostra temporanea – che verrà annunciata tra qualche mese – si focalizzerà sui nuovi linguaggi dell’arte contemporanea, specie in relazione all’arte digitale.

Il lavoro di ricerca e di divulgazione editoriale di Ilisso, portato avanti in 35 anni di attività, ha consentito alla casa di acquisire una mole di materiale notevole, con una collezione di opere d’arte, documenti, fotografie e manufatti artigianali che meritano di essere condivisi con i cittadini. Ed è proprio questa voglia di condividere che anima il progetto dello spazio. “Metteremo a disposizione archivi iconografici e documentali che potranno essere consultati e studiati – spiega Fois – in modo che studiosi, o anche semplicemente persone curiose, possano utilizzarli in modo proficuo”. Non solo: obiettivo dichiarato dello spazio è quello di dialogare con la città e le altre realtà culturali del territorio. “Siamo in una posizione particolarmente felice – spiega Vanna -, vicini ad altri luoghi della cultura nuorese: Man, Casa Deledda, Museo archeologico, Isre, anche il Tribu che pure ora è chiuso. Si può creare un percorso ideale e ci piacerebbe riuscire a creare sinergie con le altre realtà. Vogliamo che Spazio Ilisso sia un luogo di dialogo, di incontro e di riflessione, per poter lavorare insieme a chi già opera in ambiti simili al nostro, in maniera più sistematica e gratificante”.

Casa Papandrea è stata recuperata dalla Ilisso con un lavoro di restauro intelligente, filologico, cercando di mantenere intatte le caratteristiche architettoniche dell’edificio e di conservare il più possibile infissi, paventi e materiali originali. “La villa è miracolosamente sopravvissuta a una serie di modifiche radicali del centro storico, attraverso ristrutturazioni poco accorte o demolizioni scellerate (penso alle vecchie carceri, fortemente rimpiante)”, racconta Vanna. “Lo abbiamo amato fin da subito. Ha un altro pregio: due giardini all’interno che ne accentuano la sacralità. Forse l’aggettivo magico può essere eccessivo, però è un luogo che ti abbraccia, ti avvolge e ti separa dal contesto circostante”.

Andrea Tramonte

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