Seneghe, gran finale di versi e teatro. Chiude il Cabudanne de sos poetas

Tra gli alberi di mandorlo del Giardino de Murone a Seneghe la poesia, strumento profondo e universale è protagonista del Cabudanne de sos poetas oggi nell’ultima giornata  di questa XVII edizione. Dopo gli incontri della mattina, a partire dalle 17.00 incontro dedicato alla poesia arabo palestinese in collaborazione con l’Università di Cagliari. Nicola Melis, docente di Storia e istituzioni dell’Africa mediterranea e del Vicino oriente e Storia e istituzioni dell’Africa all’Università di Cagliari incontra Wasim Dahmash (Edizioni Q), ricercatore di Lingua e letteratura araba nella facoltà di Lingue e letterature straniere a Cagliari.

Strategie di fuga, o meglio, di sopravvivenza, nei versi del nuovo libro di Carmen Gallo “Le fuggitive” (Nino Aragno Editore, 2020), alle 18.30. L’autrice napoletana, vera promessa della poesia italiana contemporanea, dopo la presentazione lo scorso anno al Cabudanne della raccolta di poesie “La corsa”, ritorna a Seneghe con una nuova opera. Introduce l’incontro Tommaso di Dio.
Alle 19.30 prosegue il viaggio nella poesia occitana, stavolta attraverso la presentazione della rivista di poesia OC. Intervengono Bruno Peyras e Frederic Fijac. Coordina l’incontro Mario Cubeddu.

Gran finale alle 22.00 della XVII edizione con il ritorno del Teatro delle Albe per l’appuntamento di chiusura di domenica con lo spettacolo teatrale “Siamo tutti cannibali. Sinfonie dell’abisso”, scritto e interpretato da Roberto Magnani. Per questa occasione speciale la location sarà il Campo della Quercia, sede di tanti spettacoli in questi anni che hanno visto protagonisti i piccoli seneghesi attraverso i laboratori teatrali della non-scuola curati da Magnani e dalle Albe per diversi anni a Seneghe. Un grande ritorno per l’attore e autore di Ravenna, che ha curato nel 2016 anche la direzione artistica del festival di Seneghe. Lo spettacolo si avvale delle musiche dal vivo del contrabbassista Giacomo Piermatti e della regia del suono di Andrea Veneri. Un’opera corale in cui si intrecciano le voci del capitano Achab e dell’equipaggio della baleniera di Melville. Ma alla follia e alle parole degli uomini si sovrappone la voce del Pequod che si anima attraverso il contrabbasso e piani sonori differenti che amplificano la sua espressività. “Una sinfonia in cui la musica, creando uno spazio sia emotivo che fisico, tenta di manifestare ciò che le parole lasciano solo intuire e lo spazio scenico un luogo misterioso: relitto adagiato sul fondo dell’oceano o magari cimitero di navi, oppure, ancora, antro oscuro (il ventre della balena, come Geppetto e Pinocchio? O forse solo un teatro?) in cui, come totem, sorgono frammenti, lastre metalliche piegate, corrose, consumate dal tempo”, racconta Magnani. Su queste, la mano del giovane artista ravennate Bacco Artolini ha disegnato segni antichi, geroglifici, rappresentazioni di antiche o nuove divinità.

 

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