Le donne di Marras tra fate e guerriere. Moda e cultura, binomio da passerella

Si è concluso nel primo pomeriggio la presentazione della collezione Primavera/Estate 2020 di Antonio Marras: stilista poliedrico e multiforme, il cui istinto creativo è un concentrato prezioso di cultura, estetica ed inesauribile talento. La sfilata, che ha incantato il teatro Elfo Puccini, è uno degli eventi inseriti nella Settimana della moda milanese. E come nella cifra di Marras, non sono mancate contaminazioni nel mondo dell’arte, della musica e della poesia, ampi contenitori in cui si animano tutti i progetti del creatore algherese di sogni. Iniziative mai fini a se stesse, bensì pretesto per affrontare tematiche complesse, dando vita ad una produzione ricca di ossimori e contrasti sapientemente condensati in tocchi di stile.

All’interno delle performance costruite per presentare le collezioni, Marras ha dato vita a paesaggi e immaginari filtrate attraverso la sua creatività. Percorsi che, travalicando i confini tra le diverse discipline, ricordano e raccontano memorie, individuali e collettive. Nelle sfilate, per citarne solo alcune, lo stilista 58enne ha riproposto paesaggi del pittore William Turner, ha omaggiato Antonio Gramsci, il compositore russo Pëtr Il’ič Čajkovskij, la fotografa Tina Modotti, la principessa Romane Work e ancora Flaminio Modigliani, padre di Amedeo.

La collezione 2020 è ispirata alla tragica storia d’amore tra Shiro e Baingio. Lei principessa giapponese, lui pastore sardo, sono, nella leggenda, originari di antiche isole gemelle, legate da un sottile filo rosso e da mitologiche fate tessitrici: ci sono infatti le famose onna bugeisha, donne guerriero travestite da samurai, ma anche le nostre sarde amate janas. Il kimono, simbolo di rigore, di sottrazione, di severità, capo destrutturato per eccellenza, si armonizza per contrasto con l’abito sardo, tutto decoro e sovrapposizioni in un lavoro di studio sulla metamorfosi delle forme e sulla commistione di tessuti eterogenei, in definitiva, sulla sorpresa. L’ornamento non viene usato come semplice surplus ma come elemento comunicativo, come dettaglio del racconto che porta avanti e la cui forma prediletta è quella della stratificazione di abiti su abiti, di tessiture, ricami, intarsi, trame, disegni e segni.

Brand sofisticato in quanto forte di un carattere identitario, le donne che veste Marras sono intelligenti, creative e indipendenti: mostrano una fragilità sensuale che guarda al passato con nostalgia, ma che vive il presente con qualche tocco di ruvida mascolinità, in un dialogo serrato e costante pensato per mette in risalto la molteplicità di aspetti cui la protagonista del nuovo millennio è chiamata a rispondere.

Alla sfilata seguirà lo spettacolo ‘Mio cuore io sto soffrendo’, prima opera teatrale di Marras, che ieri ha inaugurato la stagione dell’Elfo Puccini (ieri la prima a Milano, oggi la replica), dopo il debutto a Cagliari avvenuto lo scorso autunno. Poi lo stilista volerà a New York, nella primavera 2020. È un verso di una canzone di Rita Pavone a titolare questo atto performativo, in un gioco di corrispondenze, memorie e immaginari in cui rivivono i ricordi di scuola e le storie degli esclusi. Ecco le Janas, che popolano le leggende della Sardegna e i suoni della sfilata, ancestrali, profondi e universali.

La pièce somma quattordici momenti, quattordici frammenti di vita, quattordici azioni che registrano episodi, sogni, turbe, incubi e ossessioni, mettendo in mostra il comune sentire di generazioni di figli, compagni e amanti. Senso di colpa, angoscia, smarrimento, tensione e paura di tutto: della maestra, dell’età, della famiglia, delle feste, della religione. Soprattutto paura del cuore al quale siamo asserviti e che decide dei nostri destini, nostro malgrado.

Sul palcoscenico alcuni protagonisti del teatro italiano – Ferdinando Bruni, Federica Fracassi, Giovanni Franzoni e Marco Vergani – e un gruppo di performer guidati da Marco Angelilli. Lo spettacolo è stato realizzato con la collaborazione del Cedac/Circuito multidisciplinare dello spettacolo e con la coproduzione di Asmed-Balletto di Sardegna. Nel teatro milanese l’artista ha inoltre lasciato testimonianza concreta di questo suo dialogo tra i linguaggi e le arti con un intervento pittorico sulla parete che conduce alla sala dedicata a Fassbinder. “Dovremmo guardare il mondo con altri occhi”, sussurra, “solo la bellezza potrà salvare il mondo”, si legge.

Gaia Dallera Ferrario
https://www.instagram.com/gaiafe/

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