“Mario Pes. La modernità fra tradizione e utopia”, è il titolo della mostra che sarà inaugurata sabato alle 11 allo Spazio Ilisso di Nuoro. Una esposizione “che esplora le contraddizioni della Sardegna degli anni Venti e Trenta del Novecento attraverso lo sguardo attento e profondo del fotografo Mario Pes (1887-1963) – spiegano gli organizzatori -. Una narrazione visiva che fonde cronaca e sociologia, in un viaggio che indaga su una fase cruciale della storia dell’Isola e su quei contrasti che ancora oggi ne influenzano l’identità”.
“Mario Pes, professionista con avviato studio a Cagliari e intellettuale militante – proseguono – ci restituisce, con le oltre 130 fotografie esposte, un quadro vivo della Sardegna degli anni Venti e Trenta del ‘900: un territorio in bilico tra modernizzazione e arretratezza economica. Attraverso immagini che documentano tanto il progresso infrastrutturale voluto dal regime fascista quanto le difficili condizioni di vita delle comunità rurali, Pes mette in evidenza un dualismo che segna indelebilmente la storia dell’Isola”.
Da un lato, quindi, gli scatti ufficiali dei grandi progetti: le imponenti dighe sul Tirso e sul Coghinas, la bonifica del territorio di Arborea, le Saline di Cagliari, le miniere del Sulcis e le infrastrutture del porto di Cagliari; dall’altro, l’attenzione verso le comunità isolate e le popolazioni contadine, che immortala un mondo rurale segnato da condizioni di vita anacronistiche e caratterizzato da un’economia di sussistenza.
“Nelle sue fotografie appaiono infatti luoghi lontani dai centri urbani – Desulo, Tonara, Ollolai, Zuri, Giba, Santadi, Selegas, per citarne alcuni – animati da momenti di vita quotidiana o di festa – spiegano -. In queste immagini dedica particolare attenzione al lavoro delle donne: quello domestico della panificazione, della cestineria o della tessitura ma anche quello “esterno” alla vita del paese, come il faticosissimo trasporto del carbone vegetale nelle straordinarie fotografie realizzate a Porto Botte. Le sue “istantanee sovversive” documentano un mondo ancora lontano dai riflettori della modernità, specchio di una “questione sarda” che richiama la complessa questione meridionale”.
Il lavoro di ricerca iconografica, condotto dal giornalista e fotografo Enrico Pinna e dalla studiosa Sylvie Cocco, è stato condizionato dalla perdita dell’archivio Pes. “Si è resa necessaria una lunga e complicata ricomposizione dei frammenti dell’archivio in possesso della famiglia e dispersi in piccoli nuclei in capo agli eredi, negli archivi pubblici e privati, nel mercato dei collezionisti di fotografie e cartoline e degli antiquari. Questi preziosi materiali hanno consentito di tracciare anche le collaborazioni con importanti editori grazie alle quali lo Studio Pes è stato apprezzato al di là del mercato regionale”. L’esposizione durerà fino al 30 marzo 2025.