La Maddalena, cinema e barche a vela: 25 anni fa l’addio a Gian Maria Volonté

Le vent se lève, il faut tenter de vivre“. “Si alza il vento, bisogna tentare di vivere”. Le parole in francese del poeta Paul Valery che Gian Maria Volonté aveva inciso sul suo gozzo Arzachena, sono diventate l’epitaffio sulle sua lapide nel cimitero a La Maddalena. Pietre di granito che ricordano una barca a vela, come aveva chiesto lui prima di chiudere gli occhi, nel 1994. Quella roccia appoggiata sotto un pino piegato dal maestrale guarda verso Caprera. Nell’isola di Garibaldi, per l’attore amato da Sergio Leone ed Elio Petri, era scoccato il colpo di fulmine: nel 1974 aveva frequentato per la prima volta il corso al Centro velico. L’attore milanese aveva scoperto quelle isole a nord-est della Sardegna, quell’arcipelago baciato dal vento delle Bocche di Bonifacio. Al Centro velico Volonté si era subito mostrato un ottimo allievo: dopo due anni aveva superato la dura selezione per diventare istruttore, cominciando a trasmettere a chiunque incontrasse quella sua passione per il mare e per la vela che alternava agli impegni sui set cinematografici.

Nelle acque trasparenti tra Punta Coda e Porto Palma sin da allora si annullavano le differenze. Nel Centro velico si entrava in una dimensione sospesa, con il completo isolamento dal mondo esterno. Tutti i cadetti accomunati dalla passione per il mare, lasciando fuori da Caprera i ruoli nella vita reale. Tanti i personaggi illustri che sono passati da quell’esperienza di vita spartana, come fece Gian Maria Volonté fino al 1980, quando i primi problemi di salute lo fecero allontanare da Caprera. Ma la distanza non fu mai grande, perché mantenne un legame molto forte con La Maddalena, con la sua comunità e con il mare che continuò a solcare. Per poi scegliere l’isola come residenza eterna.

Marcello Zasso

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