Ex poliziotto diventa donna e racconta la sua storia in teatro

“Il mio corpo si trasforma, avrò un certificato di nascita, in teatro incoraggio gli altri: sono felice”. Carla Baffi è protagonista di “Carla, o dell’essere se stessei”: non è un refuso, include entrambi i generi. Il monologo scritto col regista Tino Belloni, racconta la sua vita, dalla consapevolezza infantile di essere una donna nel corpo di un uomo alla gioia per la liberazione, vicina, dalla disforia di genere.

Nata nel corpo di Enzo Giagoni, 56 anni, ex poliziotto, due volte genitore, un matrimonio e altre tre relazioni importanti, superstite dell’alluvione di Olbia del 18 novembre 2013 in cui sono morte la compagna Patrizia e la figlia Morgana, di due anni, ieri Carla si è messa a nudo nella messinscena di “I Barbariciridicoli” al Cineteatro Astra di Sassari.

“Enzo è nell’angolo remoto della mia psiche – dice – in cui per anni mi sono relegata per non rendere tristi gli altri”. Carla è nata a Roma e ha avuto due mamme, quattro donne e due figlie. Orfana di padre, è stata affidata da sua madre a un’amica che l’ha cresciuta in un’affittacamere. “Quanti abiti, quante scarpe, quanti trucchi, quanta gioia per me che a 7 anni sapevo già di essere donna, di essere nata nel corpo sbagliato, che sognavo di essere Nancy della Famiglia Bradford”, racconta. Per non dispiacere nessuno “ho soppresso me stessa – ricorda – per tutti ero Enzo, fidanzato a 21 anni, sposato a 24 anni, poliziotto non coinvolto dallo spirito di un ambiente prevalentemente maschile”.

Carla ha una figlia di 30 anni, Michela. Il matrimonio è naufragato dopo oltre vent’anni, ma in senso figurato. Purtroppo, invece, otto anni fa il ciclone Cleopatra le ha strappato di mano Morgana, la figlioletta, e Patrizia, la compagna di allora. Sono seguiti la catatonia, il ricovero, la psicoterapia, lo stress post traumatico e la pensione. Ad assisterla, una collega: ne è nata una relazione, ma non ha funzionato.

“Con mia moglie è finita per altri motivi, ma accettava Carla – rivela – mentre Patrizia l’amava proprio, eravamo due ottime madri, ho sempre desiderato esserlo, lo sono stata solo per poco”. La collega, invece, non capiva Carla. “Perciò è finita, ma è stato allora che ho conosciuto Donatella – confessa – mi ha aperto gli occhi, mi ha detto di smettere di fingere, di mentire a me e agli altri”.

Era il 2019 e Carla ha introdotto il tema della disforia di genere nella psicoterapia iniziata dopo l’alluvione. “Sono nata allora, volevo la mia identità e il mio aspetto, sono andata al Servizio di adeguamento tra identità fisica e identità psichica di Roma e ho iniziato il percorso piscologico, endocrinologico e ormonale”. Il 22 dicembre c’è l’udienza per riconoscere la sua identità. “Nascerò anche per la burocrazia, cambierò i documenti, mi opererò e darò a Carla, dopo 49 anni, il suo corpo”. Cosa si prova? “Gioia – chiosa – non recito più, salgo sul palco ma racconto semplicemente la mia storia, per trasmette ad altri la speranza grazie alla felicità che provo”. (Gian Mario Sias/Ansa)

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