Febrés, la prima grammatica sul sardo. A lezione di limba dal gesuita catalano

Nicolò Migheli torna in libreria. E lo fa di nuovo con Arkadia. Stavolta il sociologo di Santu Lussurgiu, esperto di sviluppo rurale e comportamento organizzativo, firma ‘La grammatica di Febrés’, narrativa applicata alla saggistica, uno stile letterario diventato il tratto distintivo di Migheli. Ovvero il romanzo come conservazione e gestione dei saperi.

Febrés di nome faceva Andrés. Era un catalano di Manresa, linguista, nato nel 1734. Da gesuita lavorò in Cile come missionario. Fu un perseguitato dai Borboni, perché durante la dominazione spagnola in America Latina contestò duramente le persecuzioni contro gli stessi gesuiti. Febrés venne costretto alla fuga. Riparò nella nostra Isola, col falso nome di Bonifacio D’Olmi. E a Cagliari morì, nel 1790.

È questo il canovaccio su cui Migheli (nella foto insieme alla copertina del libro) costruisce il suo romanzo, presentato ieri alla Fondazione Sardegna, nella conferenze di via da Horta a Cagliari, con gli interventi dell’archeologa Maria Antonietta Mongiu e del giornalista scrittore Pietro Picciau.

“Chi è realmente Bonifacio D’Olmi, l’anziano e malato personaggio che vive, sul finire del XVIII secolo, in una lurida stamberga in un quartiere tra i più malfamati della città capitale del Regno di Sardegna? Perché, alla sua morte, in modo rocambolesco tutti i suoi scritti vengono sottratti e fatti sparire?”. L’interrogativo è premessa, ma anche filo rosso del libro, il quarto per Migheli che nel 2011 ha esordito con Hidalgos.

Vero che Febrés ha conosciuto la notorietà postuma come autore di una grammatica del mapuche, la lingua parlata dagli amerindi che tuttora vivono tra il Cile e l’Argentina. Ma quando si vide costretto a trasferirsi nell’Isola, scrisse una seconda grammatica, sul sardo.

Nel presentare il libro, Migheli ha detto su Febrés: “La sua onestà intellettuale, fin da subito, lo porterà a divenire un ricercato, a causa dei suoi scritti critici contro il papa e il re di Spagna, a fuggire tra Cile e Perù, Torino e Roma, fino a cercare un ultimo rifugio in Sardegna, dove entrerà in contatto con i circoli illuministici locali, mantenendo però sempre una certa distanza da idee radicali e anticristiane. Protagonista suo malgrado di un periodo torbido e fluido, tra rivoluzioni in atto e altre in agguato, la vicenda di Andrés Febrés riflette l’incertezza di quei tempi e racconta in modo affascinante la nascita delle idee che sono alla base della nostra contemporaneità”.

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