Breath, opera di Manu Invisible per non dimenticare George Floyd

Un furgone della polizia abbandonato diventa un’opera d’arte per raccontare una storia. Diventa strumento di denuncia e di stimolo per la memoria, per ricordare che la violenza, in ogni sua forma, lascia cicatrici indelebili. Si chiama Breath, respiro, l’ultima opera realizzata dal writer sardo Manu Invisible. (Sardinia Post ha pubblicato in una unica foto il prima e il dopo dell’opera). Lo street artist ha pubblicato sul suo profilo Facebook un lungo post a corredo di una foto di un furgone della polizia abbandonato: “Mai giudicato nessuno per il proprio aspetto, tanto meno un pubblico ufficiale per la propria divisa”, scrive Manu Invisible.

“Non lo sapevano in tanti, ma ho subito violenza, da minore, ho subito violenza fisica da parte di un pubblico ufficiale – racconta -. Stavo scappando, più per la paura di provocare un dispiacere a chi mi stava accanto, che in realtà dall’uomo che mi chiese i nominativi. Nonostante la fuga me li sono beccati. Testa contro l’inferriata, pugni e calci, una volta irrigidito dal terrore, il rischio che il mio braccio venisse spezzato per completare definitivamente la fase di ammanettamento”. E prosegue il racconto: “Un’imprudente ragazzata che velocemente si è trasformata in abuso di potere – sottolinea -. Risparmio volentieri il proseguo di questa amara storia, che fortunatamente ha rafforzato ulteriormente il rapporto, con una persona che non ha mai smesso di credere in me. Ho tentato di perdonare quell’uomo in divisa, l’ho potuto fare soltanto davanti a una condizione: quando il destino, in quella stessa strada dove si consumò quell’avvenimento, più di 10 anni dopo, decise di farmi realizzare un grande lavoro pubblico. Lo feci con forte passione e al termine del lavoro mi impegnai a nascondere all’interno della composizione un messaggio subliminale. (Un contenuto simbolico nascosto all’interno dell’opera pittorica). Scrissi in stampatello maiuscolo il nome e cognome di quell’uomo e ciò che ebbe il coraggio di fare alla mia persona. Fiat iustitia ruat caelum“.

Questo post era l’introduzione del post pubblicato oggi, con una nuova foto del furgone, questa volta trasformato in un’opera d’arte e un altro lungo commento alla foto. “Sono rimasto troppo in silenzio su una tematica che invece ha scosso il mondo intero – scrive Manu Invisible -. Forse avevo bisogno di prendermi il giusto tempo per riflettere, per ‘respirare’. C’é chi a differenza mia non ha potuto prendersi quel ‘respiro’, perché c’é chi gliel’ha impedito. Il 25 Maggio 2020 venne a mancare un uomo, una persona, un’altra anima in questo mondo, ancora colmo di disuguaglianza: era quella di George Floyd“.

E il writer spiega il suo lavoro: “In quest’opera ho voluto eclissare definitivamente l’inquinamento visivo provocato dal relitto di quel furgone abbandonato a se stesso, creando apertura, profondità di campo e ‘respiro’. Quest’opera mi ha insegnato che si può cancellare un’immagine ma non ciò che simboleggia, si può nascondere, insabbiare un accaduto, ma prima o poi verrà a galla rafforzandosi. Quest’opera mi ha insegnato, quel poco che ha da insegnare la morte di una persona. E ci sarà sempre ‘respiro’ e fiato per parlare di tragedie simili.

Ma.Sc.

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