Asinara, la stufa che salvò i prigionieri. L’appello: “Pezzo di storia da tutelare”

L’appello è per il Mibact, il ministero dei Beni culturali perché consideri come “patrimonio storico” anche la stufa Giannoli. Si trova all’Asinara, “ma al momento solo in un riparo di fortuna”, scrivono gli ambientalisti del Gruppo di intervento giuridico (Grig).

Tutto è cominciato con “l’appassionata documentazione predisposta da Carlo Hendel, già direttore del settore Agrozootecnico del carcere”, spiega in una nota Stefano Deliperi, presidente del Grig. È stato Hendel, proprio oggi, a scrivere al Mibact chiedendo “un semplice restauro e l’adeguata collocazione per la Giannoli, in modo da consentirne anche la fruizione ai turisti”.

La stufa è a legna. “Ha superato il secolo di vita – continuano dal Grig – e si porta dietro la storia di cui è stata testimone. Durante la Prima guerra mondiale ha svolto il fondamentale compito di disinfestare e disinfettare gli indumenti e i materassi delle migliaia di prigionieri che vennero detenuti all’Asinara. Circa 35mila, di cui 5-8mila morirono di colera e stenti proprio sull’isola (altri 2-3mila persero la vita durante la traversata da Valona, in Albania, dov’erano stati concentrati prima del trasferimento in Sardegna”. La lettera-appello è stata spedita anche alla Soprintendenza di Sassari, al Comune di Porto Torres e all’Ente parco dell’Asinara.

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