Vincono i comitati, il Tar Sardegna boccia l’inceneritore di Tossilo

A Tossilo, come ad Arborea qualche giorno fa, vincono i comitati: l’inceneritore voluto a tutti i costi dalla giunta Pigliaru – nonostante i malumori di una fetta consistente della maggioranza – raccoglie la bocciatura del Tar Sardegna. Accolti, dunque, i ricorsi del Comitato Non bruciamoci il futuro di Macomer, dell’associazione Zero Waste Sardegna, dell’Unione dei comuni della Barbagia (entrambi rappresentati dal legale Mauro Barberio) e del Comune di Nuoro, che hanno impugnato la delibera con cui la giunta ha dato il via libera all’intervento l’autorizzazione integrata ambientale rilasciata successivamente dalla Provincia.

Un inceneritore incompatibile

Per i giudici di Piazza del Carmine, l’intervento non è compatibile con il Piano regionale di gestione dei rifiuti. O, meglio, il revamping dell’impianto contraddice le stesse decisioni assunte dalla regione in fase di programmazione, dando vita così a un pasticcio amministrativo. E non solo.

Scrive il Tar nella sentenza resa pubblica a distanza di meno di un mese dall’udienza del 22 giugno scorso: “La realizzazione della nuova linea, per cui era previsto un raddoppio della potenza, rappresenta un vero e proprio terzo polo, idoneo ad operare a regime e non in via meramente transitoria”. Insomma, tutto il contrario di quanto prospettato dalla giunta in sede di pianificazione, quando, infatti, “aveva optato per lo scenario a due poli” (confermando l’inceneritore di Macchiareddu e predisponendo un nuovo impianto nel Nord Sardegna) e attribuito a Tossilo “un ruolo sostitutivo e provvisorio”.

Concetto ribadito poco più avanti: “Regione e Provincia hanno attuato, in sostanza, una trasformazione della previsione della caratterizzazione attribuita dal Piano regionale per Macomer, anticipando quella che avrebbe potuto, semmai, essere una scelta del Piano d’Ambito”, che “ non è mai stata presa”.

Un piano obsoleto

C’è, comunque, dell’altro nella sentenza del Tar, che ricorda la procedura d’infrazione aperta dall’Unione Europea nel novembre 2015 per la “mancata revisione dei Piani regionali di gestione dei rifiuti”. Procedura, queste, che riguarda anche per la regione Sardegna. La normativa europea prevede, infatti, la necessità di revisionare questi strumenti programmatori dopo 6 anni dall’emanazione. Non solo, dunque, il piano non è stato aggiornato: se si considera che il nuovo impianto di Tossilo non sarebbe potuto entrare in funzione prima del 2018-2019, vale a dire dieci-undici anni dopo l’approvazione del piano regionale, si può ben dire che il piano dei rifiuti sardo avrebbe goduto di un ciclo di vita doppio rispetto a quello previsto dalle norme europee.

Solo un pasticcio amministrativo, dunque? Non si direbbe, visto che il Tar non manca di ricordare i principi in fatto di gestione dei rifiuti fissati dall’Unione Europea, che “non solo prospetta il decremento della nuova costruzione di impianti di incenerimento/termovalorizzazione, ma stimola anche la cessazione/dismissione di strutture esistenti ed operative a favore della prevenzione, del riutilizzo e del recupero dei rifiuti attraverso nuove e più sostenibili tecnologie”.

Anche per questo motivo l’inceneritore di Tossilo è apparso ‘fuori luogo’. E non è detto che – per queste stesse ragioni – l’intero parco inceneritori dell’isola non possa essere rimesso in discussione.

Costi troppo alti

Nel passaggio dalle ragioni particolari che hanno portato alla bocciatura di Tossilo alla più ampia riflessione sul sistema di gestione dei rifiuti, il Tar non manca di appuntare qualche particolare scabroso. Per i giudici amministrativi, infatti, il costo del revamping di Tossilo è troppo alto. E si sarebbe dovuto limitare “a 25-30 milioni rispetto ai 42 milioni previsti e stanziati, stando alle tabelle del Piano dei rifiuti”.

Dopo la bocciatura, ora la palla passa a Regione, Provincia di Nuoro e Consorzio industriale di Macomer, che potrebbero decidere di impugnare la decisione del Tar di fronte al Consiglio di Stato.

Piero Loi

Twitter @piero_loi

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