Via dalla città col sogno di un’agricoltura sostenibile

Una vita sostenibile ai tempi del consumismo e della new economy? Anche se nell’Isola in pochi ci credono, c’è qualcuno che al profitto ha preferito l’economia delle piccole cose, l’incedere lento della natura al guadagno ad ogni costo, la campagna alla città.

Una scelta diversa rispetto ai modelli economici imperanti è possibile: Marianna Virdis e Francesco Maxia ne sono profondamente convinti ed è per questo che hanno dato vita al loro sogno, una piccola realtà rurale ecosostenibile. L’azienda agricola ‘Sa Laurera‘ è nata due anni fa a Villanovaforru, nel Medio Campidano: “Abbiamo trovato nel paesino della Marmilla il centro ideale per portare avanti la nostra vita ed i nostri progetti. Eravamo stanchi dei ritmi e della qualità della vita della città, con la quale per molti anni abbiamo avuto a che fare per motivi di studio, e siamo andati alla ricerca di tempi e modi di vivere diversi”.

Marianna Virdis è laureata in Architettura, corso di tecnologie per il restauro e la conservazione dei beni culturali, si è specializzata in restauro tessile e ha una qualifica di ricamatrice, mentre il suo compagno Francesco studia Scienze naturali e botanica: mettendo insieme competenze personali e tanta passione hanno rimesso in piedi un rudere a Villanovaforru, restaurato le architetture e i vecchi mobili e ridato nuova vita ai terreni intorno. Qui sono nati gli orti, dove si coltivano varietà di ortaggi locali scelte per il loro adattamento al territorio, si produce solo quello che serve, il resto viene venduto. C’è un pollaio rurale dove gli animali vivono secondo i ritmi della natura, razzolano all’aperto e sono nutriti come una volta con erbe di campo e granaglie, a differenza degli allevamenti intensivi dove le bestie hanno pochissimo spazio e sono forzate a produrre più di quanto farebbero naturalmente; qui oltre alle galline tipiche dell’allevamento sardo note come Frori ’e faa si trova anche una specie di gallinella ibrida adatta alla compagnia, proprio come un gatto o un cagnolino.

In cantiere c’è anche la messa a regime di un montegranatico per lo scambio dei semi, ma il pezzo forte dell’azienda sono le piante officinali: “Lo chiamiamo l’Orto degli Audaci, è il terreno dove crescono diverse specie di interesse officinale, molte di queste sono oggi rare, le abbiamo recuperate negli anni da vecchi giardini o ruderi, sopravvissute all’urbanizzazione selvaggia. Possono essere usate in ambiti diversi a seconda delle proprietà, in genere le confezioniamo dentro vecchi tessuti riciclati: creiamo sacchetti per profumare la biancheria, per proteggere gli animali domestici e le dispense da parassiti e insetti, o bamboline di stoffa aromatiche per bambini. Abbiamo sperimentato anche un mix che concilia il sonno e allontana l’emicrania: è un sacchetto che si può mettere dentro la federa del cuscino e contiene lavanda, calendula, due tipi di menta e altre erbe. Questa miscela tra l’altro è oggi usata nel progetto sperimentale di una studentessa di facoltà di Architettura: sta creando intonaci per interni in terra cruda a base di erbe officinali che rilasciano le loro proprietà rilassanti dentro gli ambienti”.

Marianna e Francesco hanno deciso rinunciare alle abitudini quotidiane della città, alla frenesia del profitto, al marketing sfrenato ma non alla tecnologia: “Non facciamo a meno degli strumenti tecnologici ma allo stesso tempo non abbiamo neppure voluto rinunciare a fare agricoltura con le nostre mani e la nostra testa. Semplicemente cerchiamo di gestire la tecnologia e non di subirla passivamente: abbiamo un sito web e una pagina facebook che usiamo per promuovere le nostre attività e i prodotti, ma non sacrifichiamo il tempo del nostro lavoro per abitudini indotte e non necessarie”.

Una scelta coraggiosa, quella di tornare all’economia della natura soprattutto in Sardegna dove l’agricoltura è stata messa da parte per lasciare spazio a industria e cemento: “Le terre sono state abbandonate perché screditate dai brutti ricordi del passato, perché spesso sono state scenografia di sfruttamenti, soprusi, povertà e più recentemente fallimenti dovuti alle pratiche di agricoltura intensiva ed all’attuale concezione di mercato. Noi abbiamo cercato un modo di fare agricoltura a nostra misura, e siamo convinti che l’economia agricola offra a molti giovani la possibilità di vivere decorosamente”.

Francesca Mulas

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