Termodinamico, l’autodeterminazione e il coro di no a Gonnosfanadiga

In più di mille hanno partecipato stamani a Gonnosfanadiga alla manifestazione indetta da comitati e amministrazioni del territorio per contrastare la centrale solare da 210 ettari che potrebbe sorgere alle porte del piccolo centro del Medio Campidano. Dopo aver attraversato le vie del paese, il corteo si è concluso nei terreni agricoli indicati dalla società proponente per ospitare il nuovo impianto. Qui, tra l’erba ancora alta, è stata piazzata una piccola tenda. Il gesto, per il momento, è solo simbolico. Ma la dice lunga sulle intenzioni dei manifestanti. Occorre presidiare il territorio, arrivando anche all’occupazione delle terre, se necessario: questo il messaggio lanciato dalle campagne di Gonnosfanadiga.

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Secondo alcune recenti indiscrezioni, il progetto della Gonnosfanadiga Limited – società collegata a Energogreen e Fintel Energia – avrebbe ottenuto il via libera dal Ministero dell’Ambiente. Ma, visti i pareri contrari espressi dal Ministero dei Beni Culturali e dalla Regione, a dire l’ultima sull’impianto termodinamico del Medio Campidano (e su quello gemello previsto tra Decimoputzu e Villasor) sarà la Presidenza del Consiglio dei ministri. L’obiettivo della manifestazione è dunque chiaro: mostrare che la popolazione non è d’accordo con questo progetto.

Il lungo serpentone colorato del giallo della Coldiretti, associazione di categoria che si è già espressa contro il progetto, dei tanti colori dei comitati, delle fasce tricolori dei sindaci, dei quattro mori – la bandiera più gettonata – ha una parola d’ordine su tutte: autodeterminazione. In qualche modo, anche chi non pronuncia questo termine dal sapore di libertà esprime concetti che parlano della possibilità di decidere in maniera autonoma le traiettorie di sviluppo del territorio. Così un agricoltore di Gonnosfanadiga intervenuto dal palco allestito nella piazza del paese: “Questa terra non ha prezzo, può sfamarci e creare nuova occupazione. No, dunque, a questo impianto: la Sardegna ha già dato abbastanza”. La sintesi della manifestazione di oggi è tutta qui. Rosanna Foddi, proprietaria insieme ai fratelli di alcuni ettari di terra coinvolti dal progetto spiega che quello degli agricoltori non è un no a priori alle rinnovabili: “Occorrono piccoli impianti utili al fabbisogno energetico delle aziende che non pregiudichino l’attività agricola, ancora capace di produrre reddito”.

Naturale che il tema della produzione energetica sia al centro dei pensieri dei manifestanti. Uno di questi è l’ex sindaco di Sardara Beppe Garau: “In Sardegna abbiamo già una sovrapproduzione di energia, dobbiamo pertanto chiedere al governo interventi per favorire l’accumulo delle energie rinnovabili, solo così diventa possibile abbandonare i combustibili fossili. E occorre anche un sistema intelligente di distribuzione dell’energia (smart grid)”. Anche questa è una declinazione del concetto di autodeterminazione. La necessità di abbandonare i combustibili fossili viene ribadito anche dal senatore M5s Roberto Cotti, che aggiunge: “La legge sugli incentivi alle rinnovabili deve tener conto del fatto che in Sardegna si hanno già livelli di produzione energetica superiore al proprio fabbisogno ”.

Il blocco dei sindaci è guidato dal sindaco di Bortigiadas e neo presidente dell’Anci Sardegna Emiliano Deiana, che ricorda: “I problemi di questo angolo di Sardegna non sono molto diversi da quelli presenti in altri territori. Doveroso, dunque, che le amministrazioni stiano vicine alle comunità in sofferenza”. Anche per Deiana il concetto chiave è autodeterminazione: “Questi territori hanno una chiara vocazione agricola, l’impianto non è compatibile”. Oltre ai primi cittadini del territorio interessato dal progetto della Gonnosfanadiga Limited, ci sono sindaci venuti da più lontano. È il caso di Daniela Falconi, sindaca di Fonni, presente a Gonnosfanadiga “non solo in virtù della presenza di tanti pastori fonnesi nel Medio Campidano. Ma anche per denunciare l’incompatibilità di questi grandi impianti rispetto all’attività agricola. E scongiurare il rischio dell’esproprio delle terre per pubblica utilità”.
Vocazione naturale dei territori e rischio espropri: si tratta di preoccupazioni espresse da più voci. Anche da Michele Piras, deputato del gruppo Democratici e Progressisti – Art. 1 creatosi in seguito alla scissione interna al Pd: “Non esistono ricadute degli investimenti sul territorio, l’esproprio per pubblica utilità sarebbe una forma di privatizzazione inaccettabile”.

Ma, in modo particolare, è l’anima indipendentista della manifestazione a declinare il concetto di autodeterminazione : “Impensabile che ciò che serve agli industriali italiani si trasformi in pubblica utilità”, attacca Pierfranco Devias (Liberu), che lancia anche un altro messaggio: “Non siamo noi quelli del no a tutto, è chi propone questi progetti, insieme a chi li approva, a dire no alla vocazione naturale del territorio e a impedire uno sviluppo sostenibile”. Dello stesso avviso Bustianu Cumpostu (Sardigna Natzione) e Simone Lisci (Progres): “In Sardegna abbiamo già modelli di sviluppo sostenibili”.

Unico consigliere regionale presente Emilio Usula (Rossomori), già primo firmatario di una mozione approvata in Consiglio regionale che ha impegnato la giunta ad opporsi al nuovo impianto. “Il no al termodinamico dovrebbe essere già acquisito, ecco perché questa doverosa opposizione appare come una battaglia di retroguardia”.

Chiude gli interventi Laura Cadeddu del comitato No Megacentrale di Guspini, che ricorda il ruolo svolto dai tanti comitati popolari negli ultimi anni: “Oggi tutti hanno un’idea di cosa sia un termodinamico, non era così quattro o cinque anni fa, quando siamo partiti. Ora si deve fare un passo in avanti e capire che siamo di fronte a un vero e proprio fenomeno di land grabbing (accaparramento di terre)”.

Piero Loi 

@piero_loi

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