Tempio, cattiva giustizia in tribunale: prescrizioni, impunità e fascicoli spariti

La cartolina di benvenuto nel tribunale sono le impalcature sistemate dall’impresa edile che si è aggiudicata l’appalto per ristrutturare la facciata. Perché a Tempio il Palazzo di giustizia, costruito negli anni Sessanta, rischiava di cadere a pezzi dopo appena dieci anni da un costosissimo intervento da oltre due milioni e mezzo di euro. I teloni verdi dei lavori in corso nascondono un’edificio decadente, ma il male che affligge la giustizia gallurese non sembra soltanto visibile e strutturale, piuttosto interno e formale, negli organi cui spetta applicare le legge per farlo funzionare.

Il presidente Giuseppe Magliulo, un magistrato di Cassazione che per una vita ha diretto pool di ispettori ministeriali che valutavano l’operato dei magistrati italiani, non ha impiegato più di tanto a mettere, nero su bianco, quanto ci sia di irregolare e illegittimo negli uffici che dirige dal gennaio 2018. Anche se il responso dell’ispezione ministeriale appena conclusa non è ancora ufficialmente disponibile, sono trapelate ben trenta situazioni di “estrema criticità” che mettono a rischio la sopravvivenza stessa della giustizia in Gallura. E questa volta c’è la possibilità concreta che venga accorpata agli uffici giudiziari di Sassari.

Il settore che risulta essere più disastrato è il penale: le prescrizioni che si sono succedute negli anni nei diversi gradi di giudizio, hanno raggiunto il poco onorevole primato del 100 per 100 di estinzione. Questo per l’impossibilità materiale – e non si capisce bene il perché – di chiudere i procedimenti pendenti davanti al gip e al gup nei due anni canonici previsti (come tempo massimo) dal Codice di procedura penale.

Non è tutto: l’età media dei fascicoli – quelli non trattati sono oltre seimila – è di otto anni, eccezion fatta per alcuni processi che seguono per legge percorsi e tempi privilegiati. Di fatto il collasso dell’azione giudiziaria, anche per via dei rinvii sine die accordati agli avvocati dai diversi giudici che, da dieci anni a questa parte, si sono succeduti in quegli incarichi. Si aggiunga, quasi in un combinato disposto, la mancata notifica delle citazioni in giudizio alle parti, così come altre eccezioni procedurali proposte di volta in volta da difensori degli indagati o dai patrocinanti di parte civile.

Un esempio per tutti è quello di uno dei procedimenti penali per la voragine di Monte Pino, dove la sera del 18 novembre del 2013 persero la vita quattro persone ed una quinta venne salvata per miracolo da coraggiosi automobilisti che sfidarono il fiume in piena per estrarre dalle macerie dell’auto una ragazza di Priatu. In quel procedimento penale, ancora pendente davanti al gup, le udienze sono saltate a catena per la mancata notifica ad uno degli avvocati, quando sarebbe bastato, per sanare la nullità, che il collega uscisse dall’aula e chiamasse il legale impegnato in altro procedimento penale. Questo giochino è andato avanti per ben tre udienze e ora il processo rischia seriamente di finire nel macero della prescrizione.

E non si tratta di un’eccezione. È andato prescritto, perché quattro cartoline verdi che certificavano l’avvenuta notifica a mani proprie non erano state inserite nel fascicolo – anche il processo per le mancate bonifiche del G8 di La Maddalena. Uno scandalo nazionale dove, a fronte di oltre 80 milioni di euro investiti per ripulire l’ex Arsenale della marina militare da idrocarburi e macerie, si è accertato che l’area inquinata è risultata il doppio rispetto a quella iniziale. Lo ha stabilito un’inchiesta portata avanti dall’allora sostituto procuratore della Repubblica, Riccardo Rossi. Ma non ci sono colpevoli.

La storia delle bonifiche mancate è quella sulla ‘Cricca della Ferratella‘, com’era nota la struttura istituzionale che avrebbe dovuto ripulire quel tratto di mare a La Maddalena. Tutto in capo all’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci, coadiuvato da una decina di persone tra alti funzionari dello Stato e rappresentanti della struttura di missione del G8 incaricata dall’allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso (prosciolto da ogni accusa, n.d.r.). Balducci se l’è cavata con un nulla di fatto grazie alla prescrizione, intervenuta nelle fasi iniziali del processo penale. Una denegata giustizia che acuisce la sensazione di crescente sfiducia nelle istituzioni da parte di coloro che si sono rivolti ad un magistrato per vedere accolta una propria istanza, esercitando un diritto sancito dalla Costituzione. Invece la costante sembra essere la mancata applicazione della pena per coloro che, in questi ultimi dieci anni, sono stati condannati anche a pene detentive e che ancora spettano l’esecuzione della sentenza.

Sono infatti 1.200 i fascicoli in attesa di essere ‘esitati’ con la disposizione finale della pena. Uno riguarda il caso di quella bimba stuprata da un conoscente di famiglia, condannato a sei anni di reclusione: una pena passata in giudicato e mai applicata. Intanto la piccola cresce vedendo passare quotidianamente il suo ‘orco’ davanti alle finestre di casa, con tutte le implicazioni psicologiche che questa assurda situazione comporta.

Giuseppe Magliulo queste cose le ha scritte in un libro bianco di oltre cento pagine, nel quale denuncia lo stato di disastro estremo in cui versa il tribunale di Tempio. Tanto che gli ispettori ministeriali hanno chiesto al presidente di mettere a posto la situazione entro i prossimi sei mesi.

Nel tribunale dove cinque magistrati sono finiti sotto inchiesta, insieme a cancellieri e avvocati, per vicende relative ad un’asta giudiziaria ‘pilotate’ (il procedimento penale è ancora sub iudice al tribunale di Roma) la provvisorietà è di casa. Negli uffici delle esecuzioni immobiliari e delle procedure fallimentari sono presenti due giudici applicati da Milano e Torino, ma il prossimo marzo lasceranno l’incarico e non si sa bene se saranno sostituiti.

Con queste premesse appare chiaro che il presidente Magliulo ha voluto, dopo mesi di inteso lavoro, passare la patata bollente direttamente nelle mani degli organi istituzionali italiani, dal Csm, il Consiglio superiore della magistratura) al ministro della Giustizia, passando per la presidenza della Corte d’Appello di Cagliari e la Procura generale. Nel tribunale di Tempio sono al lavoro da mesi quattro cancellieri del settore penale per ricostruire, attraverso gli atti della Procura della Repubblica e delle parti, ben 1.200 fascicoli processuali che mancano fisicamente dagli scaffali e di cui nessuno ha mai trovato traccia. Sono casi di maltrattamenti in famiglia, furti, rapine, violazione di confini e tantissimi altri reati di cui si è persa la memoria giudiziaria. Tuttavia non quella storica vissuta dalle parti che ancora chiedono giustizia.

Eppure in un’ispezione ministeriale del 2013 sembrava a Tempio tutto, ma proprio tutto, funzionasse a dovere. Tanto che il palazzo di giustizia sembrava meritevole di encomi. Sino a quando il presidente Magliuolo non ha guardato con la lente. E per bene.

Giampiero Cocco

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