Sardegna Pride, 400mila visualizzazioni per lo spot firmato Naked Panda

Grande successo per lo spot che promuove il grande corteo Sardegna Pride in programma a Cagliari per sabato 25 giugno: il video, realizzato dal collettivo Naked Panda, racconta in maniera ironica e provocatoria le paure attorno ai diritti civili.

On line da qualche giorno, lo spot di poco più di un minuto ha totalizzato già 400 mila visualizzazioni. Protagonisti sono un bambino e la sua mamma che passeggiano in un parco: improvvisamente i due vedono un gruppo di strani personaggi vestiti in maniera bizzarra e il bambino si trasforma in uno di loro.

Una storia chiaramente surreale, che prende in giro proprio chi pensa che partecipare a una manifestazione contro l’omofobia e in favore dei diritti civili possa trasformare le persone in gay. Alla realizzazione hanno partecipato l’attrice Elena Pau, la cantante Claudia Aru, alcune drag queen e attivisti del movimento per i diritti civili in Sardegna. L’attore è un giovane cagliaritano di 9 anni che studia recitazione e teatro.

sentinelleImmancabili le polemiche dopo la pubblicazione dello spot: le Sentinelle in Piedi, che già hanno organizzato in città alcune manifestazioni contro i diritti civili, invitano a “Segnalare il dissenso alla Polizia Postale, all’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, e alle società che sponsorizzano tale evento (prossima sfilata omosessuale di Cagliari) coinvolgendo in modo misero anche un minore”.

Dall’Arc Cagliari, associazione che insieme ad altre realtà isolane organizza il Sardegna Pride , la Queeresima e diversi eventi per sensibilizzare e informare sulle lotte contro l’omofobia, arriva una risposta divertita: “Si tratta di uno spot sarcastico, surreale, che prende in giro quello che molti credono sia possibile: l’ipnosi collettiva sui bambini”. E sulla denuncia alla polizia postale e all’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, invocata dai fondamentalisti conservatori, giusto una risata: “Aspettiamo di capire se la legge darà loro ragione”.

Francesca Mulas

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