Sanità del Sulcis in emergenza: sindacati e sindaci in piazza

“Dichiarare lo stato di emergenza sanitaria nel Sulcis: servono strumenti straordinari per gestire e pianificare i servizi che ora sono in forte sofferenza”. Lo hanno gridato a gran voce i 23 sindaci del Sulcis, i segretari territoriali di Cgil, Cisl e Uil e tutti gli altri manifestanti, circa un migliuaio di persone, che si sono ritrovati a Cagliari per una marcia che ha mosso i primi passi dall’assessorato regionale della Sanità per arrivare in Consiglio regionale, dove alle 12.30 una delegazione dovrebbe essere ricevuta dalla commissione sanità.

Dopo le iniziative degli ultimi 30 giorni, le segreterie sindacali del Sulcis si sono mobilitate ancora per quello che ritengono sia “lo stato di degrado assoluto del servizio sanitario nel Sulcis Iglesiente, di disagio e insostenibili carichi di lavoro per molti operatori sanitari. Non sono più tollerabili – dicono Cgil, Cisl e Uil – ambulanze e pazienti in fila al pronto soccorso, impegnate per ore, medici di base assenti in vari comuni del territorio, servizi di pediatria nel territorio assenti, tempi biblici per le specialistiche e chiusure di servizi basilari come il pronto soccorso del Cto di Iglesias e del Laboratorio analisi del Sirai Carbonia”. ù

“È una situazione di emergenza, i cittadini del Sulcis devono avere gli stessi diritti degli altri sardi e non capiamo come mai, invece, vengano classificati come cittadini di serie B che per curarsi devono andare a Cagliari o a Sassari – denuncia, Franco Bardi segretario territoriale della Cgil – Nonostante le promesse dell’assessore regionale la situazione è precipitata ed è senza precedenti: il pronto soccorso di Iglesias non è condizione classificabile nonostante serva un bacino di oltre 50mila abitanti, tutti i reparti e i servizi territoriali sono in affanno, nonostante l’impegno di infermieri e medici che sono i veri eroi in questa vicenda”.

“Siamo qui per rivendicare una salute e una sanità adeguata per i nostri territori e i nostri cittadini – ha spiegato Efisio Aresti ,della Uil Sulcis-Iglesiente – la situazione è di emergenza e una soluzione non può più essere procrastinata, considerato che hanno chiuso l’unico presidio operativo a Iglesias, ovvero il Cto. Oggi chiediamo la riapertura immediata almeno del pronto soccorso”. Salvatore Vincis della Cisl territoriale fa notare che “le richieste le abbiamo fatte da tempo ma si naviga a vista. Ci sono stati proposti provvedimenti straordinari ma a distanza di un mese non abbiamo visto ancora nulla. Ci sono emergenze da affrontare nell’immediato”. Tra i manifestanti, anche i sindaci del territorio.

“Il pronto soccorso del Cto è chiuso da un mese e la situazione è degenerata – spiega il primo cittadino di Iglesias, Mauro Usai – la grande affluenza dei pazienti dell’Iglesiente si è riversata tutta in una volta all’ospedale Sirai di Carbonia e ha generato disagi incalcolabili: le file delle ambulanze fuori dall’ospedale per 24 o 48 ore, i pazienti adagiati nei corridoi, non sono immagini degne di un Paese che si vuole definire civile”. Usai è convinto che “la situazione risenta dello scarso numero di medici disponibili, ma si è scelto di adottare le soluzioni più semplici e dannose per il territorio: a chiudere gli ospedali e i reparti sono bravi tutti”.

Soluzioni? “Ora chiediamo alla Regione di smettere di fare concorsi destinati solo a Cagliari e Sassari, viviamo disuguaglianze nel nostro territorio regionale che sono inammissibili, abbiamo sovrabbondanza di medici specialisti nei poli di Cagliari e Sassari e le periferie completamente abbandonate”. Dito puntato anche contro la riforma della Sanità: “Hanno creato un’altra Ats e le Asl che sono scatole vuote nei territori – denuncia Usai – il risultato è la centralizzazione dei servizi dal punto di vista del reclutamento del personale che premia i grandi centri e penalizza le periferie”.

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