Veleni di Quirra, i tempi si allungano. Si va a caccia di torio e cadmio

La strada per la verità su Quirra e dintorni è ancora lunga. Almeno quella giudiziaria. Il perito Mario Mariani ha infatti chiesto altri sei mesi per valutare i livelli di inquinamento di terra e acque causato dalle esercitazioni militari del Poligono sperimentale a cavallo tra Perdasdefogu e Villaputzu. La richiesta di proroga verrà ufficializzata il 18 novembre, lunedì, al Tribunale di Lanusei durante l’udienza preliminare del processo per disastro ambientale avviato dall’inchiesta del procuratore della Repubblica Domenico Fiordalisi. E con ogni probabilità il gip Nicola Clivio accorderà ulteriori sei mesi di tempo al docente del Politecnico di Milano.

Le analisi. La richiesta del superperito, come riporta “L’Unione Sarda” oggi in edicola, è dovuta alla necessità di reperire e analizzare 32 campioni – di terra e acqua – in più rispetto a quelli previsti all’inizio, circa 100. Le analisi hanno l’obiettivo di stabilire l’esistenza di un nesso di causalità tra l’uranio impoverito, il cadmio e il torio 232 sprigionati dalle esplosioni degli armamenti e le patologie tumorali riscontrate tra i militari e gli abitanti della zona.

Previsti, inoltre, altri 6 sondaggi ambientali per verificare le condizioni del sottosuolo. Questi ulteriori rilevamenti si aggiungono alle 30 carote di terreno già prelevate, ma non ancora analizzate. In pratica Mariani ha chiesto più tempo sia per acquisire nuovi elementi da sottoporre ad analisi sia per sistematizzare i dati una volta completate le indagini.

Gli indagati. Slitterà così anche la decisione sul rinvio a giudizio delle venti persone, tra civili e militari, coinvolte nell’inchiesta di Fiordalisi. Il gip Nicola Clivio, infatti, stabilirà se il processo per disastro ambientale entrerà nella fase dibattimentale solo in seguito all’esito della perizia. Le richieste di rinvio a giudizio riguardano i generali Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi e Paolo Ricci, che si alternarono al comando del Poligono tra il 2004 e 2010 e due comandanti del distaccamento dell’Aeronautica di Capo San Lorenzo, i colonnelli Gianfranco Fois e Francesco Fulvio Ragazzon. Per tutti l’accusa è di omissione dolosa e aggravata di cautele contro infortuni e disastri. Qualora si andasse a processo, dovranno rispondere dello stesso capo d’imputazione anche tre membri della commissione del ministero della Difesa (il generale Giuseppe Di Donato, il dirigente Vittorio Sabbatini e il maggiore Vincenzo Mauro) e quattro esperti dell’Università di Siena (Francesco Riccobono, Giuseppe Protano, Fabio Baroni e Luigi Antonello Di Lella) che tra il 2002 e 2004 eseguirono i controlli ambientali per conto del Ministero della Difesa.

Completano la lista degli indagati due chimici della Sgs Italia (Gilberto Nobile e Gabriella Fasciani) accusati di falsità ideologica aggravata in atto pubblico; il medico del poligono, nonché docente dell’Università degli Studi di Cagliari Pierluigi Cocco, accusato di omissione dolosa e aggravata di cautele contro infortuni e disastri, omissioni d’atti d’ufficio, ostacolo aggravato alla difesa da un disastro e favoreggiamento aggravato; l’ex sindaco di Perdasdefogu Walter Mura, accusato di ostacolo aggravato alla difesa da un disastro e favoreggiamento aggravato, e il responsabile del servizio di prevenzione e protezione del poligono, il tenente Walter Carta, per omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri.

Piero Loi 

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