Pratobello, la lotta cinquant’anni dopo: “Così le donne fermarono l’esercito”

Cinquant’anni fa lo Stato si fermò a Pratobello. Nel giugno del 1969 le forze armate non poterono nulla di fronte a donne, uomini e bambini che si schierarono uniti e disarmati contro la realizzazione di un poligono militare nelle terre dei pastori. A Orgosolo, non si passa. Questa la sentenza di una vicenda passata alla storia recente della Sardegna, ancora oggi vista come il punto più alto delle rivolte antimilitariste.

Un caso unico che ora il comitato ‘Pratobello 50 annos’, formato da una ventina di giovani, vuole ricordare. Lo faranno oggi 30 giugno con un marcia collettiva che partirà  da Orgosolo fino a raggiungere la località di Pradu: “Gli orgolesi occuparono le terre comunali attorno al poligono di tiro per impedire le esercitazioni militari. Con lo stesso spirito che guidò le persone nella partecipazione attiva e consapevole – spiegano -, vogliamo attualizzare le motivazioni che guidarono quella lotta, coinvolgendo le numerose realtà che oggi nella nostra isola portano avanti cause e battaglie di giustizia sociale, difesa della persona e del territorio”.

Una testimonianza della rivolta di Pratobello  /  Foto: pagina Fb ‘Murales di Orgosolo’

Il riferimento diretto è al movimento antimilitarista che negli ultimi anni si è fatto sentire in più occasioni contro le attività che si svolgono nei poligoni di Quirra, Teulada e Capo Frasca. Diverso utilizzo del territorio, rispetto dell’ambiente, tutela della salute sono le principali rivendicazioni del coordinamento ‘A Foras’ sulle quali anche la magistratura ha acceso i fari a più riprese.  “Gli avvenimenti di Pratobello segnarono il punto più alto  delle iniziative contro la militarizzazione del territorio e che a più riprese hanno investito varie parti dell’isola fino ai giorni nostri. Dal 1956 la Sardegna ha visto la creazione di molteplici installazioni che hanno portato l’isola a dover sopportare più del 60 per cento del demanio militare del territorio italiano e più di 35mila ettari di terre sottoposti a servitù”.

Murale di protesta  / Foto: pagina Fb ‘Murales di Orgosolo’

Un passo indietro. Nel mese di maggio del 1969 sui muri di Orgosolo comparvero dei manifesti che imponevano alle persone di lasciare i pascoli comunali perché a breve in quelle terre sarebbe iniziata un’esercitazione militare. I documenti parlavano di un poligono di tiro temporaneo che sarebbe esistito per alcuni mesi, ma grazie all’impegno del Circolo Giovanile tutti vennero a sapere che il Governo intendeva realizzarne uno permanente. Per questo il paese si rivoltò contro la decisione.

Maddalena Mesina nel 1969 aveva undici anni. C’era anche lei tra le cinquemila persone che si opposero a polizia e carabinieri e ricorda bene l’atmosfera di quei giorni: “A fronteggiare l’esercito c’era davvero tutta la popolazione, il paese era unito. Ricordo di essere salita su un camion diretto a Pradu, là quando sono arrivata non conoscevo le altre persone che però si sono prese cura di me. C’erano tutte le generazioni, donne, bambini, adolescenti. A quell’età non capivo esattamente cosa stava succedendo, era difficile capire i fondamentali di quella lotta ma mi rendevo conto che si trattava di un’esperienza straordinaria”. Una bambina di fronte all’esercito. “I militari sul campo non facevano paura – prosegue – tanti di loro erano giovani in leva obbligatoria. Orgosolo aveva fama di essere un paese violento, forse erano più impauriti loro della popolazione. In quel frangente è stato fondamentale l’impegno delle donne, sono state loro a parlare in prima fila con i militari per evitare di dare pretesti alla repressione”.

Un murale nel borgo abbandonato di Pratobello – Foto da Sardegna Abbandonata

Di fatto la vittoria di una rivolta pacifica che diede linfa al futuro sviluppo artistico di Orgosolo. Tra le centinaia di murales che colorano il paese sono tanti quelli che ricordano ‘la sei giorni’ di Pratobello, oggi borgo abbandonato. Uno dei protagonisti della lotta è Francesco del Casino artista senese autore di numerose opere. Oggi in piazza: “Questa serie di eventi che coinvolgono i giovani e che ricordano quei giorni mi fanno ben sperare. Il paese  – ha detto all’Ansa – si sta ritrovando anche per discutere e riflettere sulla difesa del territorio e sull’antimilitarismo. La ricorrenza fa riflettere su temi attuali, come la politica che considera le guerre normali, ma all’epoca noi eravamo contro la guerra. Ho deciso di donare un’opera, che ho realizzato insieme a Pino Muggianu, perché quell’importante avvenimento venga scolpito nelle menti di chi visita questi luoghi”.

Andrea Deidda

LEGGI ANCHE (Archivio): Pratobello, 1969. Dove tutto ebbe inizio 

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