Ora Facebook parla sardo, successo per la App in limba

Anche Facebook parla sardo. La app con i comandi in ‘limba’ per usare il social network conta già circa un migliaio di utilizzatori. E si prepara a crescere nei prossimi anni. Può essere scaricata per ora solo sui pc e qualche singola voce è ancora in inglese, fanno sapere dal Coordinamentu pro su sardu ufitziale, associazione di appassionati ed esperti di lingua sarda.

La versione per gli smartphone non è ancora pronta, ma si spera di riuscire a ottenerla entro pochi mesi. La lingua utilizzata è la Limba Sarda Comuna. “Il merito è del comitato Facebook in Sardu che ci ha creduto da tempo e ha cominciato questa battaglia dal 2014 con 20 mila adesioni – spiega Giuseppe Corongiu, portavoce del Csu, una delle organizzazioni che si è impegnata a fornire i traduttori – ma anche di coloro che gratuitamente hanno prestato la loro opera nei gruppi specializzati di Facebook. Il fatto che la LSC abbia prevalso nei gruppi di lavoro dei traduttori conferma che senza uno standard unitario non si riesce a operare con la lingua minoritaria a un certo livello. Un lavoro fatto senza spendere un euro dai volontari, è bene ribadirlo, nel disinteresse totale delle istituzioni regionali”, osserva Corongiu.

Tutto era cominciato con una raccolta di decine di migliaia di firme nello stesso social network lanciate dal portavoce del gruppo traduttori Alessandro Beccu. Poi la proposta della multinazionale americana nel 2015 a circa 800 aspiranti traduttori che nel tempo si sono ridotti a qualche decina. Da circa un anno Facebook in sardo si può già usare nei gruppi riservati e ora è a disposizione di tutti.

Nelle ultime settimane il lavoro del social network per il completamento della traduzione, che va ovviamente sempre aggiornata, si è intensificato ed è ripreso con l’inserimento di lemmi, traduzioni e terminologie tecniche adatte alla comunicazione sociale in lingua sarda. “La metodologia usata nei gruppi di traduttori che conosciamo – spiega ancora Corongiu – è ispirata a criteri riconosciuti internazionalmente dalle scuole di pianificazione linguistica. Poi è Facebook con i suoi algoritmi che sceglie le voci proposte in base ai voti degli utenti, alla quantificazione e alla loro coerenza interna”.

Stefano Ambu (ANSA)

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