Nonno Riccardo in ospedale senza Covid ma niente parenti: la denuncia della scrittrice

Nonno Riccardo, 99 anni il primo gennaio, è stato adottato dalla famiglia della scrittrice Angelica Grivèl Serra che su Facebook ha raccontato la storia di quell’amore tra l’anziano rimasto solo in paesino dell’Isola e la decisione dei suoi genitori di portarlo a vivere a Cagliari nella loro casa perché lo conoscevano da una vita.

Il 5 dicembre nonno Riccardo si sente male. Febbre altissima il giorno dopo, quindi la decisione di chiamare un’ambulanza. Per l’anziano si temono il Covid e il principio di broncopolmonite. Quindi il ricovero al Policlinico di Monserrata. Ma siccome oggi è festa, la scrittrice e la sua famiglia non possono andare a trovarlo. Nella propria pagina social, con la forza della penna che gli è propria, la Grivèl ha raccontato l’incubo con una chiosa emblematica: “Se questo è un uomo”.

“Cinque dicembre. Sino a quattro giorni prima, il nonno Riccardo, alla soglia dei novantanove anni, cuciva le asole e rassettava i bottoni sbilenchi, concentrando lo sguardo e i moti veloci dell’ago minuscolo tra le sue mani senili, secondo gli usi dell’antico mestiere. Di colpo, piomba. Una rapace fiacchezza gli avvince il corpo. Dorme, perlopiù. Nel riconoscere i nostri volti, in quei rari barlumi di vaga coscienza, dispensa un sorriso; ma un sonno invincibile avviluppa ogni ora della sua giornata. Sei dicembre, prime ore del pomeriggio. Urge un’ambulanza. La febbre è vertiginosa e impenna ai quaranta. Il termometro s’accende di rosso. È un principio di bronchite, ci dicono. E non è gestibile in casa”.

Continua la scrittrice: “L’ambulanza lo porta via. Il nonno Riccardo, novantanove anni il primo di gennaio, finisce al Policlinico di Monserrato. Una prima chiamata placa per un istante il peggio: no, niente Covid. E no, non c’è degenerazione in broncopolmonite. L’istante dopo, il gelo: no, non potete fargli visita. E no, nei prossimi giorni non avrete informazioni. Perché? Ci sono le festività, rispondono. Perciò, c’è solo un medico di guardia“.

La cronaca della Grivèl regala perfettamente l’incubo che vivono le famiglie, Tutte quelle che si trovano nella stessa situazione. “Ci danno dei numeri. Ma ogni chiamata è un incontro col vuoto. Non rispondono mai. Il nonno Riccardo, vegliato e vigilato qui con l’attenzione e la delicatezza di cui la sua fragile età necessitano, ora lo immagino lì, solo. Chi gli terrà la mano nottetempo? Chi gli porgerà uno sguardo amico? Chi ravviverà il suo coraggio? E soprattutto: quando risponderanno al telefono? Quando ci diranno se mio nonno è ancora vivo? Considerate se questo è un uomo”.

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