Minacce fasciste a Sardinia Post. La solidarietà della Fnsi

Il commento che augurava lo stupro è stato cancellato ieri sera, poco dopo la denuncia pubblica, dalla pagina Facebook di Daniele Caruso, segretario del “Movimento sociale sardo”. Concellato, senza alcuna spiegazione, né alcuna parola di scuse verso Francesca Mulas, la giornalista di Sardinia Post “colpevole”, agli occhi dei neofascisti salviniani, di non aver accreditato lo stravolgimento da loro operato delle parole del prefetto.

Altri, però, se ne sono aggiunti. E altri – evidentemente condivisi dell’esponente dell’estrema destra – sono rimasti: “baldracca”, “zecche di merda”. E un’immagine di Benito Mussolini che arringa dalla finestra di Piazza Venezia dopo l’annuncio dell’entrata in guerra dell’Italia.

Stamani la vicenda sarà esaminata dall’Associazione della stampa sarda, il cui segretario Celestino Tabasso ha espresso immediata solidarietà, e dall‘Ordine dei giornalisti. Del caso si occuperà anche “Ossigeno per l’Informazione”, l’associazione che effettua un monitoraggio quotidiano delle minacce contro i giornalisti italiani. La direzione di Sardinia Post ha intanto rivolto un appello alle autorità competenti affinché adottino e misure necessarie a garantire la sicurezza della giornalista.

“L’aria che respiriamo – ha affermato in una dichiarazione diffusa stamani Marina Spinetti, presidente dell’Associazione Asibiri, per l’ecologia dell’informazione – è ormai quella di una intollerabile intolleranza in cui si pensa di poter spacciare per diritto alla libertà di espressione l’incitamento al razzismo, alla discriminazione, all’odio. Come se possa chiamarsi diritto il nonsense di dire che altri non dovrebbero avere diritti. L’aria che respiriamo è poi di una così profonda debolezza culturale, una così scarsa fede in se stessi che si trasforma in un messianismo deformato e allucinato, dove non si aspetta altro che ‘un nuovo capo’, un ‘uomo forte’, che sappia ‘restituirci l’onore’. I social network ne sono solo l’ingresso, la punta visibile, quella più pervasiva. Ma è l’aria che respiriamo ogni giorno”.

Secondo Marina Spinetti – che esprime alla giornalista tutta la sua solidarietà (“Non la immagino preoccupata per sé, quanto per ciò che l’episodio che la vede vittima rivela del clima che viviamo”, scrive) – “la vicenda esplicita efficacemente a che stadi di pericolosità sia giunto l”‘inquinamento dell’informazione”, ad arginare il quale, o quanto meno a far acquisire consapevolezza dell’aria inquinata che respiriamo ogni giorno, nacque anni fa Asibiri, appunto per l’Ecologia dell’informazione”.

N.B.

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